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Napoli: avvocati chiedono annullamento e contestano richieste di pagamento datate dieci anni fa per visite non disdette

Napoli: avvocati chiedono annullamento e contestano richieste di pagamento datate dieci anni fa per visite non disdette

Richieste di pagamento per visite non disdette: la situazione a Napoli tra norme e dubbi giuridici

Napoli è al centro di una controversia che riguarda anziani e malati ai quali, in tempi diversi, sono state inviate richieste di pagamento per visite ed esami prenotati e mai disdettati. L’eco di queste comunicazioni arriva nonostante siano trascorsi anni, fino a dieci, e tocca una parte di popolazione che spesso non conserva documentazione o non ricorda con precisione le ragioni delle assenze.

Le somme richieste, secondo i contorni forniti dal caso, si aggirano in genere intorno ai 30 euro per ciascuna prenotazione non rispettata, cifra che comprende anche i costi di invio della comunicazione. Il recupero riguarda crediti pregressi legati a prestazioni che, secondo l’azienda sanitaria, non sarebbero state disdette con le tempistiche e le modalità previste. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, le richieste sembrano riferirsi a inoltri di anni passati, generando crescente preoccupazione tra chi ha ricevuto tali avvisi senza avere più la possibilità di ricostruire l’accaduto.

La cornice normativa è stata indicata come parte del quadro disposto per contenere le mancata presentazione agli appuntamenti sanitari e per accelerare la gestione delle liste d’attesa del Servizio sanitario nazionale. La legge di riferimento è la legge 107 del 2024, che, così com’è descritta, sarebbe orientata al recupero di crediti ancora esigibili. L’interpretazione, però, resta sotto esame: l’indirizzo sarebbe stato trasmesso alle aziende sanitarie campane con l’obiettivo di recuperare somme relative a prenotazioni non annullate nei tempi previsti.

La dimensione pratica della questione è chiara: quando una persona non si presenta a un appuntamento, senza disdire, quel posto resta occupato e può incidere sull’opportunità di accedere ad altri pazienti. Il tema è particolarmente cruciale in un contesto di liste d’attesa, già pesanti, dove ogni posto può fare la differenza tra attesa prolungata e accesso tempestivo alle prestazioni.

Ma la vicenda non si esaurisce con la semplice descrizione delle misure: a muovere il dibattito sono le condizioni legali e le garanzie per i cittadini, soprattutto per chi non ha la documentazione per dimostrare eventuali impedimenti. A commentare la situazione è intervenuto Giuseppe Alviti, segretario generale della Federazione Nazionale Lavoratori Italia, che ha sollevato seri dubbi di legittimità sulle comunicazioni, soprattutto quando riguardano appuntamenti risalenti a molti anni fa. «La legge non è retroattiva», ha osservato, aggiungendo che l’intimazione a pagare 30 euro o più per una presunta visita medica non disdetta nel 2016 è completamente priva di senso e di validità giuridica. Le sue parole aprono una cornice di interlocuzioni e possibili ricorsi per tutelare i cittadini coinvolti.

La battaglia legale non si limita al singolo interlocutore: l’avvocato Angelo Pisani ha predisposto un’istanza di annullamento in autotutela e una diffida rivolta all’Asl Napoli 1 Centro e all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, l’ente che ha inviato le richieste ai destinatari. L’iniziativa è stata portata anche all’attenzione della Procura regionale della Corte dei Conti e della Regione Campania, con l’obiettivo di verificare procedure e legittimità degli addebiti contestati.

Resta dunque aperta la questione su migliaia di comunicazioni che, per appuntamenti remoti nel tempo, rischiano di coinvolgere persone anziane che difficilmente possono rimediare documentazione o ricostruire quanto accaduto. Il fulcro della prossima verifica sarà capire se e in che misura l’Asl possa procedere al recupero di somme relative a mancate disdette datate nel passato, senza travalicare i principi di cautela e di presunzione di correttezza che devono guidare la gestione dei diritti dei pazienti.

In definitiva, questa storia solleva una domanda cruciale per il territorio napoletano e per l’intera Campania: quali limiti pratici e giuridici impone la normativa in vigore alle operazioni di recupero crediti su appuntamenti risalenti nel tempo, e quali garanzie vengono offerte agli anziani vulnerabili che potrebbero trovarsi escluse dall’accesso alle cure per motivi ormai superstiti? La risposta richiederà ascolto, trasparenza e un’analisi approfondita delle procedure, affinché i diritti dei pazienti non vengano sacrificati sull’altare di una riorganizzazione delle liste d’attesa.

Fonte: cronachedellacampania.it

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