Sequestro ambientale nel Sarno: officina di Santa Maria la Carità al centro di una maxi-operazione contro gli sversamenti illegali
Santa Maria la Carità, Campania – Un’officina meccanica è stata posta sotto sequestro dai carabinieri forestali, nell’ambito di una campagna mirata a contrastare gli inquinamenti che interessano il bacino del Sarno. L’azione è coordinata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata e rientra in una cornice operativa più ampia, che coinvolge diverse procure della regione per mappare e bonificare le sorgenti lungo l’asta fluviale. Il provvedimento cautelare è stato adottato in fretta per interrompere pratiche che potrebbero continuare a provocare danni all’ambiente circostante. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it,
Gli accertamenti hanno evidenziato gravi violazioni del Testo unico ambientale. In particolare, agli impianti è stata contestata la mancanza di autorizzazioni per lo smaltimento dei reflui e la gestione illecita di scarti pericolosi, tra cui la miscelazione abusiva di materiali non tracciabili. L’ufficio istruttorio ha annotato che non esistono procedure di raccolta adeguate né sistemi di filtraggio adeguati, condizioni che amplificano il rischio di contaminazione del terreno e delle acque superficiali. Le autorità hanno sottolineato la gravità delle irregolarità, che interessano sia lo scarico che la gestione dei rifiuti.
Nel corso delle verifiche, i militari hanno constatato l’assenza totale di autorizzazioni per lo smaltimento dei reflui e hanno registrato uno sversamento diretto di liquidi di lavorazione dal piazzale verso un canale di scolo a cielo aperto. Il piazzale dell’officina era privo di sistemi di raccolta e di vasche di disoleazione, condizioni che aggravano l’impatto ambientale. All’interno dell’immobile sono stati rinvenuti scarti pericolosi stoccati a caso, privi di contenitori idonei ed etichettatura: materiale ritenuto peraltro miscelato tra codici eterogenei e registrato in assenza dei formulari cartacei e del registro Rentri.
L’area sequestrata riguarda l’intero opificio, stimato in circa 110 metri quadrati, oltre a tre veicoli presenti sul posto in fase di riparazione. Il sequestro è stato esteso anche a tutti gli scarti rinvenuti, con l’obiettivo di impedire la prosecuzione dell’attività inquinante e di prevenire ulteriori ripercussioni sulle falde e sui corsi d’acqua dell’area circostante. L’azione è motivata dall’esigenza di interrompere quanto potrebbe tradursi in un danno ambientale diffuso in un contesto già monitorato dalle autorità competenti.
L’operazione rientra nella maxi-inchiesta sul bacino del Sarno, guidata dalle procure di Torre Annunziata, Avellino e Nocera Inferiore, con la collaborazione delle Procure Generali di Napoli e Salerno, degli organi investigativi e dei tecnici dell’Arpac. Un protocollo d’intesa siglato nel dicembre 2025 ha strutturato una task force per mappare e bonificare le sorgenti inquinanti lungo l’intera asta fluviale. Attualmente il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: resta al vaglio del giudice per le indagini preliminari la convalida del provvedimento, nel pieno rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
In questo contesto, resta centrale la the osservazione delle autorità: si tratta di un intervento volto a evitare ulteriori contaminazioni e a dare un segnale chiaro che i controlli sul rispetto delle norme ambientali non si interrompono. Le indagini proseguono per chiarire responsabilità e moventi, e per definire eventuali ulteriori provvedimenti a tutela del fiume Sarno e delle comunità che ne dipendono.
