La matrice del terrore a Pianura: una madre al centro della rete del clan Perfetto
A Pianura, periferia ovest di Napoli, la cronaca giudiziaria descrive una nuova forma di potere criminale dove la logistica si confonde con la vita domestica e una madre diventa perno invisibile del sistema. L’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia ha smantellato pezzi importanti di tre cartelli – il clan Perfetto, il gruppo Musto e la galassia dei superstiti Lago – con 28 ordinanze di custodia cautelare eseguite dagli uomini della Squadra Mobile. Un colpo pesantissimo che, oltre a svelare grandi cifre, amplia la cornice: dentro una casa, in un luogo come via Torricelli 352, si passa dal calcolo degli affari al controllo del territorio, fino a trasformare l’amore familiare in strumento di potere criminale. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’operazione ha rivelato una struttura organizzata capace di muovere cifre e persone con una rigidità da “catena di montaggio”.
L’immagine che emerge dalla pallaessenza delle indagini è duplice: da un lato l’azione di un ventiquattrenne che incarna la logica manageriale tipica di un’impresa, dall’altro la figura della madre, Vincenza Bavarella, indicata dagli inquirenti come pilastro logistico dell’associazione. Non una presenza neutra, ma una figura che, stando alle ricostruzioni della Dda, orchestrava flussi di messaggi, coordinava movimenti e vigilava la rete operativa. Una custode domestica del crimine capace, secondo le contestazioni, di garantire al figlio una copertura e una stabilità tali da imporre la sua dittatura sul quartiere.
L’indagine descrive il fortino legato al clan: un locale al piano terra, quasi blindato, dove cocaina, crack, marijuana e hashish scorrono sotto la supervisione diretta della Bavarella. Le piazze di spaccio funzionano 24 ore su 24, con turni rigidissimi che ricordano una fabbrica: chi iniziava alle otto del mattino terminava alle sedici; il pomeriggio era coperto da chi subentrava, mentre di notte si chiudeva il cerchio con una terza fascia di attività. I guadagni stimati, per ogni piazza, sfiorano i 50mila euro al giorno: una massa di denaro che il clan pretendeva mantenere fluida e completamente canalizzata verso le casse centrali, attraverso un controllo capillare delle menti dedicate al crimine.
Tra le voci degli inquirenti una nota di particolare rilievo è contenuta nelle intercettazioni: una conversazione tra Mattia Perfetto, già figura centrale nell’organizzazione, e uno dei suoi affidatari, dove emergono comandi secchi e una logica di potere senza scrupoli. «Ragioniamo a sistema e leviamo la fratellanza da mezzo», si sente dire, in uno dei momenti chiave del procedimento. E ancora: «Io non posso essere buono di cuore… se i soldi non li piglio dalle piazze di Pianura, da dove li prendo?». Parole che, secondo gli investigatori, tratteggiano una cultura criminale guidata dalla paura e dall’efficienza, non da any tipo di codice d’onore.
La cronaca degli episodi di violenza non tarda ad arrivare: dall’inizio del 2025 contati 13 raid, spesso a bordo di scooter, con colpi mirati a definire i confini del potere. Il 30 gennaio 2025 è l’anno-fonte di un episodio emblematico: un raid coordinato che colpisce l’abitazione del braccio destro di Perfetto, Mario Fiscarelli, detto Mellone, e che mette in luce la rete di responsabilità che ruota attorno al perimetro di via Torricelli. Tra i più gravi effetti collaterali, l’episodio del 10 ottobre scorso, quando un passante di 59 anni è rimasto ferito a causa dei proiettili vaganti durante uno degli scontri tra gang. E, ancora, vi sono minori dettagli che lasciano aperta la possibilità di sviluppi investigativi futuri, con la dinamica del controllo che si estende oltre i confini del quartiere.
Un altro tassello decisivo è arrivato da una missiva anonima recapitata alla procura di Napoli: la lettera, manoscritta e inquietante per precisione, ha indicato con chiarezza la mappa del potere e ha nominato i vertici della rete. L’apporto della lettera ha avuto un ruolo determinante nel far emergere l’inquadramento di Vincenza Bavarella tra gli indagati, insieme ad altri membri di spicco tra cui Mario Fiscarelli, Massimiliano Costagliola, Luca Schioppa, Giovanni Bellofiore, Andrea Ilario, Alessio Esposito e Vincenzo Pesce. L’azione poliziesca è stata descritta dal Questore di Napoli, Fausto Lamparelli, come un terremoto a 360 gradi: un colpo che ha decapitato tre sodalizi e ha posto al centro della riflessione lo spostamento di potere tra le organizzazioni della camorra della zona flegrea e della periferia nord.
La ricostruzione, anche alla luce di quanto si evince dall’indagine, dipinge Pianura non solo come teatro di una faida armata, ma come sintomo di un sistema in cui la violenza giovanile trova radici in legami di sangue che superano la mera tangibilità criminale. Il quadro lascia aperti alcuni interrogativi: quale sarà l’evoluzione delle indagini, quali altri elementi verranno fuori da questa rete, e quale sarà la risposta delle istituzioni di fronte a una forma di criminalità che ha saputo mescolare famiglia e affari nel contesto urbano napoletano. Restano dunque da accertare le prossime mosse della procura e dei investigatori, mentre la città osserva affinché un’indagine così imponente possa tradursi in un cambiamento concreto sul territorio.
