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Cronaca

La Spezia: tre opzioni di laboratorio per la pistola di Sparago tra impronte e DNA

La Spezia: tre opzioni di laboratorio per la pistola di Sparago tra impronte e DNA

In La Spezia, sei mesi dopo il tragico 18 aprile, la morte del maresciallo Giovanni Sparago resta un rebus per gli inquirenti: tra pistola, impronte e DNA si gioca la possibile ricostruzione di quanto accaduto negli uffici del Comando Provinciale, al termine di un briefing di servizio. L’indagine procede a ritmo diverso a seconda degli strumenti che la Procura ritiene prioritari per chiarire le responsabilità e i colpi di scena della vicenda.

Al centro della contesa c’è una verifica tecnica irripetibile fissata dal Pubblico Ministero Monica Burani per il prossimo 10 novembre, a Roma, presso la Direzione Centrale per la Polizia Scientifica e i Laboratori di Balistica della Polizia di Stato. L’obiettivo è duplice: da un lato l’estrazione di tracce biologiche dall’arma in dotazione al maresciallo, dall’altro l’analisi del DNA sui bossoli e sull’ogiva ritrovati accanto al corpo. Una scelta che potrebbe orientare significativamente l’esito delle indagini, anche se le parti sostengono che la procedura debba essere gestita con particolare cautela per non rischiare di compromettere prove finora conservate.

La difesa della famiglia Sparago, rappresentata dagli avvocati Raffaele e Gaetano Crisileo, lamenta che la procedura possa risultare non esaustiva o addirittura dannosa se non preceduta dalla rilevazione delle impronte digitali. Secondo il loro consulente, il genetista forense Ugo Ricci, l’estrazione del DNA potrebbe cancellare imprints latenti presenti sul metallo dell’arma, compromettendo tracce utili per una ricostruzione affidabile. Da qui la richiesta formale di procedere prima alle impronte papillari, e solo in un secondo momento procedere con l’analisi molecolare, passaggio che, a loro avviso, consentirebbe di conservare ogni possibilità di chiarire la dinamica del decesso.

La situazione resta particolarmente delicata: la Procura si trova davanti a tre scenari su come procedere. Il primo è accogliere l’istanza difensiva, rinviando la data fissata per gli esami e dando priorità al rilievo delle impronte. Il secondo è revocare l’accertamento irripetibile per far slittare i rilievi balistici e concentrare l’attenzione sui segni papillari. Il terzo, invece, è rigettare l’istanza ma consentire alla difesa di svolgere autonomamente rilievi sulle impronte nell’ambito delle indagini difensive. In quest’ultima eventualità, gli avvocati potrebbero impugnare una decisione sfavorevole.

I legali della famiglia hanno già annunciato ricorsi nel caso di diniego, spingendosi a chiedere verifiche anche su chi abbia maneggiato la pistola di Sparago subito dopo il decesso e su eventuali annotazioni di servizio che coprirebbero tali manovre. In parallelo, emerge un dettaglio della scena investigativa che alimenta nuove domande: solo otto particelle di polvere da sparo (lo cosiddetto “Stub”) sono state repertate sul corpo e sugli indumenti del venticinquenne, una quantità che potrebbe aprire scenari investigativi nuovi o difficili da inquadrare.

Le ipotesi al vaglio restano tre: l’atto autolesionistico, ancora negato dai familiari che ricordano Sparago come un ragazzo socievole, impegnato nello studio per il concorso da ufficiale; l’eventuale istigazione al suicidio, nel contesto di possibili vessazioni o mobbing sul posto di lavoro; e l’ipotesi di un omicidio colposo legato a una manovra accidentale o a uno “scherzo” che sarebbe sfuggito di mano. La Procura tiene aperta la possibilità che la verità emerga solo dall’esame congiunto di impronte e DNA, ma al momento resta in standby la decisione definitiva sull’ordine dei rilievi.

La data del 10 novembre resta quindi cruciale: in quell’occasione, la giustizia spezzina potrebbe segnare una svolta decisiva per chiarire quanto accaduto e chi, tra le persone coinvolte, ha contribuito a disegnare quella tragica notte. Secondo le informazioni disponibili e riportate da cronachedellacampania.it, resta ora da osservare quale scelta assumerà il tribunale nell’equilibrio tra tutela delle prove, diritto della difesa e doveri di trasparenza dell’indagine.

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