Una rete criminale operante tra Campania e Veneto è stata smantellata dai carabinieri di Verona, su coordinamento della Procura scaligera: cinque indagati residenti in Campania sono stati colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, ritenuti parte di una struttura in grado di colpire ripetutamente persone anziane con rapine domiciliari e truffe su misura. L’indagine ha fatto emergere un sistema ben orchestrato, capace di muoversi tra più province con una logistica studiata per favorire trasferimenti e monetizzazione dei preziosi sottratti. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, sono stati ricostruiti 13 episodi tra rapine aggravate e truffe mirate, tutti finalizzati a colpire vittime vulnerabili.
L’inizio della vicenda risale a maggio 2026, con un tentativo di furto a Grezzana. La ricostruzione degli inquirenti verifica che una donna, presentatasi inizialmente come incaricata di ritirare gioielli, aveva agganciato al telefono una anziana residente, per poi recarsi nell’abitazione della vittima. La colluttazione che ne seguì, durante la quale la donna perse una unghia artificiale, si è rivelata il primo elemento chiave: quel frammento indescrivibile, rinvenuto sul pavimento, è stato repertato dai militari e incrociato con le immagini di un taxi usato dai sospetti per fuggire. Il reperto, insieme ai filmati, ha permesso agli investigatori di dare un volto alla persona coinvolta e di tracciare un indizio decisivo per l’indagine.
La ricostruzione successiva ha rivelato la presenza di una base logistica nel Veronese: un complice radicato sul territorio avrebbe fornito appoggio all’organizzazione, offrendo alloggio ai collaboratori in trasferta e gestendo i trasferimenti tra Verona e Peschiera del Garda. Dalla verifica dei tabulati telefonici e dai pedinamenti è emersa anche la destinazione finale della refurtiva: un negozio di compro oro nella provincia scaligera, utilizzato come punto di monetizzazione rapida dei preziosi sottratti.
Parallelamente, un altro fronte d’indagine ha riguardato una truffa informatica sventata a Zevio. Il 27 ottobre 2026, due persone, un uomo di 53 anni e una donna di 56, entrambe di origine campana e già note alle forze dell’ordine, sono state denunciate a piede libero dopo aver contattato un 74enne simulando un grave attacco cyber ai conti correnti. Il piano era costringere la vittima a effettuare un bonifico di 27.500 euro; un ulteriore versamento di 15mila euro è stato impedito dall’istituto di credito, allertato dai movimenti sospetti.
La dinamica della vicenda ha evidenziato due misure operative distinte ma complementari: da un lato la gestione di colpi a domicilio mirati alle persone anziane, dall’altro l’uso della cyber-truffa per drenare risorse economiche in tempi rapidi. Le indagini, coordinate dalla Procura scaligera, proseguono per verificare eventuali collegamenti tra i due filoni e per identificare eventuali altre persone coinvolte. Restano inoltre da accertare eventuali ruoli aggiuntivi e la piena estensione della rete, che avrebbe agito su più territori oltre a Verona e Grezzana.
In questa cornice, il quadro territoriale emerge chiaro: il Veronese è stato il fulcro logistico di un’operazione che ha messo alla prova anziani e vulnerabili, mentre la componente campana ha fornito il ramo operativo con collegamenti e trasferimenti. L’attenzione resta alta sui possibili sviluppi processuali e su eventuali ulteriori denunce o arresti.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la procura scaligera ha mantenuto il quadro al vaglio delle ordinarie verifiche, con l’obiettivo di capire se l’intera rete fosse in grado di estendersi ad altre aree del Paese e se nuove vittime siano state coinvolte. Le accertamenti proseguono per chiarire ruoli, responsabilità e eventuali moventi, senza anticipare ipotesi che non trovino corrispondenza nelle prove raccolte.
