Una pioggia di notifiche sta raggiungendo anziani e pazienti malati che, nel corso degli anni, avevano fissato appuntamenti presso le sedi dell’ASL Napoli 1 Centro e non si presentarono. In alcuni casi le richieste riguardano prestazioni risalenti anche a dieci anni fa, per circa 30 euro a appuntamento, inclusi i costi di invio. L’effetto è una crescente inquietudine tra chi oggi rischia di trovarsi a dover rispondere a debiti di cui fatica a ricordare le ragioni.
La situazione si inserisce nel quadro delle misure messe in campo per contrastare le mancate presentazioni e per ridurre i tempi di attesa nelle liste del Servizio sanitario nazionale. Il riferimento normativo è la legge 107 del 2024, che ha introdotto strumenti per recuperare crediti ancora esigibili. L’indirizzo è stato trasmesso alle aziende sanitarie campane con l’obiettivo di alleggerire le liste d’attesa e migliorare l’efficienza, ma resta da accertare come operino nel concreto le singole richieste. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it.
Dietro la cifra apparente di 30 euro c’è una logica organizzativa: quando una persona prenota una visita o un esame e poi non si presenta senza disdire, quel posto non può essere assegnato a chi aspetta. In un sistema già saturo di appuntamenti, questa dinamica alimenta disagi per chi ha davvero bisogno di cure rapide e programmate. L’aspetto chiave è comprendere se la mancata disdetta possa giustificare un recupero di costi, soprattutto se le richieste riguardano un passato molto remoto.
La contestazione arriva da voci qualificate del mondo sindacale: Giuseppe Alviti, segretario generale della Federazione Nazionale Lavoratori Italia, mette in dubbio la legittimità di richieste che risalgono a molto tempo fa. “La legge non è retroattiva”, ha detto in una presa di posizione che apre un fronte di contenziosi e possibili ricorsi. Le sue parole suggeriscono che, quanto meno, occorra una verifica rigorosa delle tempistiche e delle basi normative su cui si fondano tali addebiti, per evitare effetti ingiusti sui cittadini più vulnerabili.
Non è solo una questione di principio. Gli aspetti procedurali sono al centro della discussione: quale sia la data di riferimento delle prestazioni (quella della prenotazione o quella dell’effettiva esecuzione), quali norme vigessero al momento della prenotazione e se sussistano termini di prescrizione validi per ricostruire decenni di pastoie amministrative. Elementi che potrebbero incidere significativamente sul criterio di legittimità di ogni singola richiesta di pagamento.
Sul tavolo è arrivata anche una risposta legale concreta: l’avvocato Angelo Pisani ha predisposto un’istanza di annullamento in autotutela e una diffida rivolta all’ASL Napoli 1 Centro e all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, l’ente che invia le notifiche ai destinatari. L’iniziativa mira a bloccare o riesaminare le pratiche se emergono irregolarità formali o momenti temporali impropri. L’intervento è stato portato per conoscenza anche alla Procura regionale della Corte dei Conti e alla Regione Campania, con l’obiettivo di verificare procedure e pratiche adottate.
Resta aperta la questione di migliaia di comunicazioni che, per numerose prenotazioni molto datate, rischiano di mettere in difficoltà persone anziane e pazienti che non hanno più strumenti concreti per ricostruire quanto accaduto. Il fulcro dell’esame sarà capire se e in quali condizioni l’ASL possa procedere al recupero di somme legate a mancate disdette risalenti nel tempo, e quali salvaguardie siano necessarie per evitare effetti sproporzionati su chi oggi non ha più la memoria degli episodi o le carte utili a provarli.
