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Cronaca

Verona: donna campana ottiene oltre 50mila euro di risarcimento in sede stragiudiziale per intervento alla milza

Verona: donna campana ottiene oltre 50mila euro di risarcimento in sede stragiudiziale per intervento alla milza

Titolo: Da una diagnosi incerta a una cifra significativa: una paziente campana ottiene oltre 50 mila euro in Verona, fuori dal processo

Una donna originaria della Campania ha visto premiata la sua lunga battaglia extragiudiziale con un risarcimento superiore ai 50.000 euro per le conseguenze di un intervento sulla milza eseguito in una struttura ospedaliera di Verona. L’accordo è stato definito senza ricorso al giudice, chiudendo una vicenda che ha messo al centro non solo la gestione clinica, ma anche la tutela delle pazienti oltre i confini regionali. La ricostruzione dei fatti è stata presentata dai legali della paziente come una progressione arrivata a una nuova valutazione medico-legale, decisiva per l’esito finale dell’accordo.

Secondo la ricostruzione medico-legale presentata dai legali della paziente, la vicenda sarebbe partita da un sospetto diagnostico attribuito alla milza. La donna si era rivolta a un ospedale veneto per accertamenti e cure; in quel contesto sarebbero emerse criticità diagnostiche e terapeutiche che avrebbero portato, secondo i difensori, a un intervento ritenuto non strettamente necessario. La lesione riscontrata non sarebbe stata oncologica e, secondo le valutazioni citate, non avrebbe avuto caratteristiche tali da giustificare l’operazione. L’intervento avrebbe comportato conseguenze importanti sulla milza e, di conseguenza, un percorso di risarcimento contesta il percorso diagnostico-terapeutico seguito.

La prima richiesta di risarcimento era stata avanzata in forma stragiudiziale, affidata a un altro studio legale, con una proposta dell’Azienda ospedaliera di 20.000 euro, basata su una valutazione medico-legale preliminare. La paziente ha ritenuto inadeguata quella somma e ha quindi rivolto la caso allo Studio Associati Maior. Inizialmente la struttura ha manifestato la volontà di non rivedere l’offerta, ritenendo chiusa la fase stragiudiziale. Ma lo studio ha insistito per un approfondimento medico-legale più completo e una valutazione più ampia dei danni subiti.

La svolta è arrivata al termine di un nuovo accertamento medico-legale: l’Azienda ha poi formulato una proposta superiore a 50.000 euro, ben oltre il doppio della somma iniziale. Il percorso si è chiuso senza contenzioso, con un esito che i legali descrivono come una giusta «rivalutazione proporzionata delle conseguenze subite» e una soluzione che evita la lunga strada processuale. In proposito, gli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo hanno sottolineato che «non bisogna arrendersi davanti a una prima proposta, quando non appare proporzionata alle conseguenze subite», aggiungendo che «con una nuova valutazione medico-legale abbiamo ottenuto un risultato più favorevole, senza un lungo processo» (affermazioni riportate dai legali e dai testi medico-legali consultati nel caso).

L’esito della trattativa, descritto dagli operatori legali, evidenzia come la sinergia tra una seconda perizia e una negoziazione mirata possa tradursi in una soluzione concreta senza ricorrere al contenzioso. Dalla Campania al Veneto, la vicenda mette in luce non solo il tema della gestione clinica, ma anche l’importanza di una verifica indipendente e di una trattativa che tenga conto delle reali conseguenze per la paziente. Secondo quanto riportato, e come emerge dalla ricostruzione, la pratica si è definita senza ulteriori azioni giudiziarie, chiudendo una pagina che ha portato a una valutazione equa delle ripercussioni subite dalla paziente.

Secondo le informazioni disponibili e riportate da cronachedellacampania.it, la chiusura della trattativa rappresenta un esempio significativo di come la strada extragiudiziale, quando supportata da una nuova perizia, possa offrire una risposta tempestiva e adeguata alle ragioni dei pazienti. La dinamica, in tal senso, resta un riferimento civile utile per chi si trovi di fronte a percorsi diagnostici difficili o a esiti chirurgici discutibili, ricordando che il contesto sanitario è al centro di responsabilità e di una tutela concreta dei diritti dei pazienti.

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