Napoli, sterilizzazione senza consenso: donna denuncia un primario del Cardarelli e scena investigativa aperta
Una donna di 36 anni ha depositato una denuncia contro un primario dell’ospedale Cardarelli di Napoli, ipotizzando gravi responsabilità mediche e lesioni personali legate a un intervento eseguito nel 2023 che, a suo dire, le avrebbe compromesso per sempre la fertilità. L’inchiesta è ora al vaglio delle forze dell’ordine e della Procura, con atti di indagine e perizie in corso per fare luce su quanto accaduto.
I fatti risalgono a tre anni fa. Alla diciassettesima settimana di gravidanza, durante una visita di controllo, la donna avrebbe appreso il decesso del feto. Per procedere all’estrazione del corpo del bambino, i medici dell’ospedale hanno disposto un cesareo. Secondo la ricostruzione della parte lesa, prima di entrare in sala operatoria la paziente avrebbe espresso due disposizioni chiave: salvaguardare in ogni modo la propria capacità procreativa per il futuro e poter riavere la salma della neonata per celebrare il funerale. Secondo la versione della donna, nessuna delle due richieste sarebbe stata rispettata.
Durante l’intervento, i sanitari avrebbero praticato una legatura bilaterale delle tube, presentata inizialmente come una necessità strettamente legata alle condizioni cliniche del momento. Per mesi, la coppia ha vissuto nell’illusione che l’infertilità fosse una conseguenza spontanea della gravidanza interrotta, arrivando a intraprendere un percorso di procreazione medicalmente assistita nella speranza di una nuova gravidanza.
La svolta è arrivata solo recentemente: assistita dall’avvocato, la donna ha chiesto al medico legale Luca Scognamiglio di visionare l’intera cartella clinica. L’esito della perizia di parte, come emerge in prima istanza, ribalterebbe la ricostruzione: la sterilizzazione avvenuta durante l’intervento non sarebbe stata causata da un’urgenza o da un’indicazione terapeutica salvavita e soprattutto sarebbe stata eseguita senza un consenso informato da parte di una paziente pienamente capace di intendere e volere. L’esame medico-legale, insieme ad altre verifiche, costituirà un elemento centrale nelle indagini della Procura.
La denuncia è ora al vaglio delle forze dell’ordine e della Procura. Spetterà agli accertamenti investigativi e alle perizie d’ufficio stabilire se ci siano profili di responsabilità medica, verificare la regolarità del protocollo applicato e accertare se l’atto chirurgico abbia effettivamente violato la volontà della paziente, privandola della possibilità di diventare madre. Secondo le informazioni disponibili, restano da chiarire competenze, responsabilità e eventuali conseguenze di carattere medico-legale.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la vicenda resta al centro dell’attenzione giudiziaria e della valutazione delle autorità competenti, che dovranno restare prudenti nel distinguere tra ipotesi investigative e fatti accertati.
