Campania: la chiamata attiva rompe il guscio della vulnerabilità vaccinale
Napoli, Hotel Royal Continental, pomeriggio di confronto tra igienisti, medici e specialisti: i numeri della stagione 2024-2025 raccontano una realtà che non ammette cadute di stile. Nella fascia più a rischio, gli over 65, la copertura vaccinale contro l’influenza si ferma al 49,2%, ben al di sotto della media nazionale (52,5%) e molto lontana dall’obiettivo minimo di 75% indicato dal Ministero della Salute. Eppure, anche guardando l’insieme della popolazione, la fotografia resta fragile: solo il 16,9% degli italiani è vaccinato contro l’influenza, contro il 19,6% registrato in media nel Paese. Dati al centro di un convegno intitolato “Oltre l’immunizzazione: strategie e innovazioni per la prevenzione in Campania”.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la conferenza ha messo in luce non solo i numeri imperiosi, ma anche la necessità di un cambio di passo concreto e operativo. L’incontro ha riunito figure chiave della sanità pubblica campana per discutere come trasformare le buone intenzioni in una vera efficacia sul territorio: vaccinazioni potenziate, programmazione regionale e una presenza più attiva nelle dinamiche di cura.
L’appello che è emerso è netto: la Campania deve recuperare terreno non solo rendendo disponibili i vaccini, ma raggiungendo attivamente chi è più esposto al rischio. Maria Triassi, professore ordinario di Igiene all’Università Federico II di Napoli e al San Raffaele di Roma, ha sottolineato che la fatalità dell’immunizzazione non è sufficiente: serve una strategia capillare che coinvolga direttamente le persone fragili e si incanali nei percorsi di cura individuali. Triassi, che dirige anche istituzioni di rilievo nazionale, ha evidenziato come l’influenza possa avere conseguenze anche severe sul piano cardiovascolare, specie tra chi ha patologie preesistenti.
La strategia vaccinale per la stagione 2026-2027 prevede l’impiego di vaccini potenziati: adiuvato per la fascia 60-74 anni e ad alto dosaggio oltre i 75, con l’obiettivo di contenere non solo le infezioni ma anche le complicanze respiratorie e cardiovascolari, riducendo i ricoveri. Ma i margini di miglioramento non si esauriscono qui: la chiama attiva deve diventare la regola. Inviti personalizzati, strumenti digitali, coinvolgimento stretto di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e servizi vaccinali sono visti come elementi chiave per riportare la vaccinazione al centro delle reti di cura. L’integrazione tra ospedale e territorio è posta come condizione essenziale, con i Dipartimenti di Prevenzione chiamati a svolgere un ruolo di coordinamento centrale.
Il discorso, esteso oltre l’influenza, ha affrontato le prospettive di prevenzione lungo tutto l’arco della vita: dalla vaccinazione antinfluenzale pediatrica alla lotta contro la disinformazione online, passando per la prevenzione dell’RSV con anticorpi monoclonali, e le campagne su HPV e meningococco B tra gli adolescenti, fino alle vaccinazioni raccomandate per i soggetti a rischio come i pazienti oncologici, immunocompromessi o trapiantati. In questa cornice, la Campania guarda all’orizzonte di una sanità che non si limiti a offrire vaccini, ma li integri nelle pratiche quotidiane di cura.
A chiusura dei lavori, l’assemblea dei soci della SItI Campania – Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica – ha rinnovato gli organismi direttivi regionali, eleggendo Maria Triassi alla presidenza. Un segnale di continuità per una regione che prova a tradurre la teoria della prevenzione in azioni concrete sul territorio, con al centro l’integrazione tra prevenzione, cure e cittadino.
