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Ercolano: Cassazione annulla la condanna a 20 anni e dispone la scarcerazione di Di Bartolomeo

Ercolano: Cassazione annulla la condanna a 20 anni e dispone la scarcerazione di Di Bartolomeo

La Corte di Cassazione ha annullato la condanna a 20 anni inflitta a Giorgio Di Bartolomeo per l’omicidio di Carlo Polese, nell’ambito della sanguinosa faida di camorra tra le cosche Ascione e Birra. L’imputato torna così in libertà, in seguito all’ordinanza della Suprema Corte. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it.

Le ricostruzioni indicano che i fatti risalgono al 19 agosto 2003, a Ercolano, nel cuore della faida tra Ascione e Birra: Polese fu ucciso mentre, insieme ad altri quattro commilitoni, cercava di scavalcare il muro di cinta dell’abitazione di Di Bartolomeo per scatenare un agguato ai suoi danni.

Il peso dell’impianto accusatorio, finora basato sulle dichiarazioni concordi di tredici collaboratori di giustizia, indicava Di Bartolomeo come l’esecutore materiale del delitto. Tuttavia, le serrate opposizioni della difesa hanno messo in luce nuove criticità logico-giuridiche nella sentenza di secondo grado, convincendo la Cassazione a rivedere l’impianto e a ordinare la liberazione immediata dell’uomo, già noto anche per una precedente condanna legata ad altre vicende mafiose nel clan Ascione.

A distanza di dieci anni dalla sentenza di primo grado e quasi venticinque anni dal sangue versato ad Ercolano, il processo si riapre da capo. La magistratura partenopea sarà chiamata per la quinta volta a valutare l’attendibilità delle deposizioni dei tredici pentiti all’interno di un rebus giudiziario che continua a generare dibattiti negli organi di giustizia.

La Cassazione, in questa pagina cruciale del caso, mette in risalto la tensione tra la forza delle ricostruzioni offerte dai collaboratori di giustizia e la necessità di garantire una verifica rigorosa delle accuse. Restano da capire quali elementi delle dichiarazioni possano sostenere una nuova fase dibattimentale senza anticipare esiti. L’esito finale dipenderà dall’esame dei nuovi profili di attendibilità e dalle verifiche che la procura e i giudici vorranno mettere a confronto con quanto emerge dalle memorie dei pentiti.

In questo contesto, il caso di Ercolano riapre un capitolo delicato per la giustizia campana: una vicenda lunga oltre due decenni, in cui la dinamica di un singolo omicidio si intreccia con la credibilità delle testimonianze e con l’esigenza di un processo completamente circostanziato. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la verità processuale potrà essere ricostruita con completezza, o se nuove ostacoli processuali riporteranno al centro una discussione ancora aperta su responsabilità e responsabilità apparenti.

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