Decapitata la rete narcotraffico che dominava il Rione Traiano: 31 misure cautelari eseguite in un solo colpo, 30 persone finite in carcere e una agli arresti domiciliari. Un’operazione dei Carabinieri del Comando Provinciale, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha sferrato un colpo decisivo al cartello criminale che, nel quartiere popolare, teneva in pugno un sistema di vendita al dettaglio di droga ormai esteso in modo capillare.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’indagine ha smantellato un network strutturato come una vera e propria holding criminale, capace di muovere notevoli flussi di denaro grazie allo spaccio di cocaina, hashish e marijuana. L’impianto investigativo ha evidenziato una rete di gestione delle piazze di spaccio che si avvaleva di manodopera dedicata: custodi, vedette, cassieri e gregari pronti a subentrare in caso di arresti, consentendo al gruppo di resistere alle retate.
La Dda e i magistrati hanno evidenziato il collegamento tra la gestione delle piazze di spaccio e i canali di approvvigionamento, raccontando una macchina economica capace di orchestrare centinaia di punti vendita sul territorio del rione. L’inchiesta ha documentato mesi di intercettazioni, appostamenti e sequestri, fornendo una mappa chiara dell’organigramma e della rete di alleanze che sosteneva l’attività criminale.
Tra i nomi che emergono dall’elenco degli arrestati c’è Massimo De Solda, trentenne residente nel Rione Traiano, indicato dagli inquirenti come autore di un omicidio aggravato legato a una lunga controversia terminata con la morte di Mario Palma. L’episodio, avvenuto il 19 novembre 2024, è descritto dagli investigatori come una carneficina che ha lasciato sul corpo dell’anziano 92 lesioni, un dettaglio che rafforza la gravità degli accadimenti contestati. De Solda è anche nipote della vittima, un elemento che la ricostruzione sottolinea per contestualizzare i legami familiari all’interno della cricca.
Un altro volto chiave dell’indagine è Luigi Nocera, ventitreenne noto alle cronache come “Danger”. A lui è contestata un’ulteriore partecipazione alle dinamiche delinquenziali della periferia ovest: in passato è stato arrestato per traffico di droga, e nelle ultime settimane è stato sorpreso a vigilare su una piazza di spaccio situata all’interno di uno scantinato di via Tertulliano. L’ipotesi investigativa cambia però da caso a caso: resta confermato che il nome di Nocera emerge nel contesto di una rete che ha al centro la gestione delle piazze di spaccio e i canali di reperimento della droga.
L’indagine ha scandagliato mesi di intercettazioni e riscontri di campo, offrendo una fotografia chiara di una galassia criminale in grado di riorganizzarsi rapidamente dopo le retate. Il quadro dipinto dagli inquirenti descrive non solo una catena di ascesa e crollo di singoli affiliati, ma un sistema che, nonostante le incarcerazioni, disponeva di sostituti pronti a prendere il posto dei capi finiti in manette.
In totale, l’indagine ha chiuso su un modello di dominio che, oltre a controllare le piazze di spaccio, orchestrava l’approvvigionamento e la gestione economica dell’attività illecita. Il quadro, definitivo solo in parte, lascia aperta la questione su quali altri contorni possano emergere in eventuali sviluppi giudiziari. La geografia criminale del Rione Traiano resta al centro della tensione tra forze dell’ordine e magistratura, che hanno promesso di proseguire i controlli per impedire il rientro di figure chiave in grado di riattivare la rete.
Riflettori puntati sul contesto: la repressiva operazione dimostra come, anche in periferie complesse, la lotta alla criminalità organizzata richieda non solo interventi repressivi, ma una ricostruzione continua delle dinamiche interne ai gruppi. Quali sviluppi seguiranno? Le investigazioni proseguiranno per accertare responsabilità e debite collaborazioni tra i partecipanti, e per capire se ulteriori capi o nuovi affiliati abbiano provato a sostituire i detti “pesi masses” del cartello.
Nota: questa ricostruzione si basa sulle informazioni diffuse dall’ufficio stampa e dai report della DDA di Napoli e, come riportato, su quanto pubblicato da www.cronachedellacampania.it.
