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Cronaca

Napoli, retata contro il clan Petrone-Puccinelli: 31 persone finite in manette

Napoli, retata contro il clan Petrone-Puccinelli: 31 persone finite in manette

Nel cuore del Rione Traiano, all’alba, i motori delle gazzelle hanno invaso le vie di Napoli Ovest. Centinaia di Carabinieri del Nucleo Operativo di Napoli Bagnoli hanno circondato i quartieri tra Traiano, Pianura e Fuorigrotta, per dare esecuzione a una misura cautelare nei confronti di 31 indagati. L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e sigillata dal G.I.P. del Tribunale di Napoli, rappresenta un nuovo step nella lunga battaglia delle forze dell’ordine contro il narcotraffico che cola sangue nelle strade della periferia est di Napoli. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’inchiesta ha messo in luce una struttura criminale capace di proseguire la sua attività nonostante colpi pesanti in passato.

Gli inquirenti descrivono una macchina organizzata per controllare la droga come una vera e propria impresa criminale, con ruoli, logistica e orari salvaguardati per garantire un flusso continuo di beni illeciti. Dalla ricostruzione emergerebbero tre livelli distinti: sentinelle e punti di osservazione sui tetti e agli accessi principali, vere e proprie strutture di controllo per anticipare l’intervento delle forze dell’ordine; logistica rigidamente strutturata con capannelli e piazze di spaccio “bunkerizzate” nei sottoscala e negli alloggi popolari, attive 24 ore su 24 per rifornire una clientela proveniente dall’intera provincia; turnazioni lavorative che avrebbero garantito una gestione stabile della manovalanza, con paghe fisse e persino assistenza legale alle famiglie dei detenuti. Una realtà che, a distanza di anni, appare come una cittadella del narcotraffico piantata nel tessuto urbano.

La portata dell’azione odierna si inserisce in una sequenza di offensive giudiziarie che hanno segnato la storia giudiziaria dell’area. Nel 2017, infatti, una massiccia ondata di arresti (86 persone) fu attribuita ai Puccinelli-Cutolo, causando una temporanea riduzione della presenza di mercanzia nel rione. Neanche quattro anni più tardi, nel dicembre 2020, un altro blitz mirò al cuore del clan con l’arresto della cupola guidata da Francesco Petrone, conosciuto come ‘o Nano, dimostrando la capacità dell’organizzazione di riorganizzarsi pur in presenza di condanne e pentimenti. Nonostante questi colpi durissimi, la leadership della cosiddetta “parte alta” di Traiano è riuscita a resistere e a mantenere il controllo delle rotte della cocaina e dell’hashish, alimentando una dinamica di potere che si è mostrata resistente a interventi esterni.

Il Rione Traiano non va però visto soltanto come luogo di spaccio. È descritto dagli investigatori come una zona in cui la droga ha trovato un modello di gestione capace di tradursi in una presenza costante e articolata, capace di imporre una logica di crescita e di difesa della rete. L’operazione odierna, se da un lato chiude un capitolo di questa stagione investigativa, dall’altro apre nuove domande: quanto resta da chiarire sui ruoli interni, su eventuali collegamenti tra diverse cellule e su quali passi potrà compiere lo Stato per reale disarticolazione della rete sul lungo periodo?

Restano da accertare elementi ancora poco definiti, come la dinamica precisa delle gerarchie interne e i contorni delle responsabilità ancora da attribuire agli arrestati. Ma una cosa è certo: il binomio Traiano-Petrone-Puccinelli ha mostrato, nel tempo, una capacità di adattamento e una profondità di radicamento nel territorio che richiedono una risposta altrettanto strutturata da parte delle istituzioni. E mentre l’indagine prosegue, il quotidiano dei residenti resta segnato dalla presenza di una realtà criminale capace di trasformare un quartiere in una scena permanente di controllo e profitto illegale.

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