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Cronaca

Confessioni e trattativa nel caso Camorra: McKay e i vertici Scissionisti sfuggono all’ergastolo

Confessioni e trattativa nel caso Camorra: McKay e i vertici Scissionisti sfuggono all’ergastolo

Napoli – Una sentenza di primo grado, emessa dal gip Francesco Guerra, chiude una pagina oscura della camorra che ha segnato la periferia nord tra Scampia e Secondigliano. Due omicidi considerati chiave per capire la dinamica del potere criminale all’alba del Duemila hanno trovato una risposta giudiziaria, anche se la verità processuale resta in parte ancorata alle confessioni rese nelle udienze recenti.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, le vittime erano Vincenzo Avolio, ucciso nel 2000 a Melito, e Giuseppe Tancredi, assassinato nel 2001. Due atti cruenti che la Direzione Distrettuale Antimafia ha correlato a una fase di ridefinizione degli equilibri tra le cosche che operavano nel territorio nord di Napoli, preludio a quella che nel tempo è diventata la prima grande faida tra clan della zona.

Il rito abbreviato ha consentito di delineare responsabilità penali immediate pur evitando l’ergastolo, grazie alle confessioni ammesse dai protagonisti e alle attenuanti previste dal rito stesso. Il verdetto, ancora oggetto di motivazioni, attribuisce a un trio di soggetti ruoli centrali nel contesto delle due uccisioni e della fase di contenimento delle attività criminali nell’area. Il totale delle condanne nel troncone processuale è di 48 anni e 8 mesi di reclusione.

Gennaro Marino, noto come McKay, è stato condannato a 22 anni di reclusione. Difeso dall’avvocato Luigi Senese, era ritenuto responsabile di entrambi gli omicidi (Avolio e Tancredi). Stando alla ricostruzione degli inquirenti, fu proprio Marino a muovere le parte logistiche dell’azione nel caso Tancredi, arrivando a consegnare l’arma a Enzo Notturno, anche se l’esecutore materiale dell’attacco dall’abitacolo non è mai stato identificato con certezza. Marino rispondeva dunque anche per la morte di Tancredi, ma in questa cornice l’attenzione resta sul fatto che la rete organizzativa e i ruoli di vertice siano stati così puntualmente fissati dal tribunale.

Enzo Notturno è stato condannato a 18 anni e 8 mesi di reclusione. Difeso dall’avvocato Luigi Ferro, è stato giudicato colpevole esclusivamente per l’omicidio di Vincenzo Avolio, in qualità di conducente dello scooter impiegato dal commando. Per la morte di Tancredi, invece, l’imputazione è stata considerata non provata in modo definitivo nei suoi confronti.

Rosario Pariante, ex capoclan di alto rango, è stato condannato a 8 anni di reclusione. La pena è stata notevolmente ridimensionata grazie all’adesione al percorso di collaborazione con la giustizia avviato durante le indagini, un elemento che ha inciso in modo sostanziale sulle attenuanti.

Il quadro emerso dalla sentenza fotografa non soltanto due atti sporchi di sangue, ma anche la trasformazione interna al mondo criminale dell’area nord di Napoli: epurazioni, consegna di ordini e strumenti, e una logica di potere che, da Melito a Scampia, ha segnato la geografia della violenza e della fiducia tradita. L’iter giudiziario proseguirà con la deposito delle motivazioni entro novanta giorni, momento in cui saranno cristallizzati i criteri logici e giuridici che hanno guidato la decisione. La sentenza, destinata a far riflettere sui cosiddetti cold case della criminalità napoletana, rilancia comunque la domanda su quale sia la reale portata della collaborazione tra pentiti e le ricostruzioni di lunga durata necessarie ad accertare responsabilità complesse.

In definitiva, la vicenda conferma come la regione, tra Scampia e Secondigliano, abbia attraversato una fase di transizione potenzialmente decisiva: una nuova geografia criminale, una nuova gerarchia e una nuova lettura delle dinamiche violente hanno trovato una risposta giudiziaria, anche se resta da capire quali altre ombre e quali responsabilità verranno eventualmente rese chiare dalle motivazioni e dagli eventuali sviluppi processuali futuri.

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