Fratte, Salerno. In uno scenario in cui la riconversione energetica del comparto industriale locale sembra essere l’unico modo per recuperare efficienza e occupazione, le Fonderie Pisano hanno presentato alla Regione Campania un pacchetto integrativo al progetto di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e chiedono uno sprint decisionale per far ripartire lo stabilimento.
La documentazione depositata questa mattina recepisce le richieste emerse durante la Conferenza dei servizi e, secondo l’azienda, risulta orientata a superare le criticità legate alle BAT, le migliori tecniche disponibili, entro i limiti emissivi previsti. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la gestione delle prescrizioni operative è stata centralmente orientata a garantire una coerenza tra innovazione industriale e salvaguardia ambientale, con una cornice di controlli più stringenti.
Il cuore del piano è la trasformazione del processo produttivo in chiave green: additive al contorno, non si tratta di una semplice modernizzazione, ma della sostituzione dei forni alimentati a carbone con impianti elettrici a induzione. In parallelo, sarà potenziato l’impianto di aspirazione e filtraggio dei fumi, e i due cubilotti esistenti sono stati resi non operativi in attesa delle nuove unità. L’azienda resta convinta che la ripartenza possa partire con l’impianto già autorizzato, non appena verranno ultimate le fasi successive della procedura.
In termini di capacità produttiva, la ripresa sarebbe di livello residuale, pari a circa il 13% rispetto a quella pre-crisi, ma sufficiente a restituire gradualità al riassorbimento dell’organico. Sono attesi al lato pratico i primi segnali di rientro: dei 120 dipendenti finora fermi, una parte potrebbe tornare a lavorare nel quadro di una ripresa modulata, subordinata all’esito della AIA e alle tempistiche che la Regione vorrà definire.
Sul piano economico e sociale, però, l’incertezza resta legata alla scadenza degli attuali sussidi aziendali prevista per fine ottobre. Senza una riattivazione, l’orizzonte per molti lavoratori potrebbe ridursi a nuove forme di tutela o a percorsi di mobilità interno all’indotto. L’amministratore delegato Ciro Pisano non risparmia una battuta esplicita sul costo del fermo: “tre mesi di fermo per un’azienda industriale non sono tempi neutri; prolungare l’incertezza significa condannare a morte la fonderia” ha detto, sottolineando quanto la tempistica sia decisiva per la tenuta occupazionale.
La regione è stata ringraziata dall’azienda per l’attenzione dedicata alla vertenza, con la speranza che l’iter autorizzativo possa accelerare. In contesto parallelo, Pisano ha riferito di aver inviato uno studio realizzato da Assofond sul tema della vicinanza di fonderie ai centri abitati e sulle possibilità di convivenza con criteri ambientali stringenti, come elemento di contesto per la valutazione delle nuove tecnologie.
Non meno rilevante resta la questione monitoraggio ambientale. L’azienda ha espresso preoccupazione per la recente rimozione della centralina mobile Arpac di via dei Greci, a Fratte, chiedendone il ripristino per garantire continuità ai controlli sulla qualità dell’aria. Secondo i dati citati dall’azienda, dopo la sospensione dell’attività i livelli di PM10 e PM2,5 avrebbero superato quelli registrati nello stesso periodo del 2025, quando lo stabilimento era pienamente operativo, sollevando ulteriori riflessioni sull’impatto ambientale e sull’efficacia delle misure di contenimento.
La partita resta dunque legata ai tempi della procedura autorizzativa e alla possibilità che venga attivata almeno una parte della produzione in un percorso di riavvio graduale. Per i lavoratori, la chiave resta la rapidità delle decisioni di governo regionale e la volontà dell’azienda di restare sul terreno della legalità ambientale, mettendo al centro la trasformazione verde senza rinunciare alla tutela della salute pubblica.
Secondo le informazioni disponibili, la Regione dovrà definire con urgenza le tappe successive dell’iter e valutare se l’apertura di una fase di riavvio parziale possa essere compatibile con gli standard di sicurezza ambientale e con la necessità di monitorare costantemente l’andamento della qualità dell’aria. Nel frattempo, i lavoratori restano sospesi tra la possibilità concreta di un ritorno al lavoro e l’incertezza legata alle tempistiche della AIA e al calendario dei sussidi.
