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Napoli, blitz a Rione Traiano smantella la rete di spaccio: turni, bunker e 31 misure cautelari

Napoli, blitz a Rione Traiano smantella la rete di spaccio: turni, bunker e 31 misure cautelari

Napoli, traffico di droga gestito come un’azienda: otto ore di lavoro, formazione per i nuovi pusher e una rete blindata che muoveva lo “just in time” dentro cantine e bunker sotterranei. Un blitz all’alba ha smantellato l’impianto criminale del Rione Traiano, causando un vero e proprio crollo dell’organizzazione che trovava linfa nei quartieri popolari della città. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, l’operazione è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia ed è sfociata in 31 misure cautelari nei confronti di affiliati ai clan Petrone-Puccinelli, già colpiti da una precedente retata nel 2017.

L’indagine ha rivelato una “holding” dello stupefacente progettata per resistere a pressioni investigative, con una logistica militarizzata e una rigorosa divisione dei compiti. Al centro della mappa operativa c’era la cosiddetta “34”, un bunker sotterraneo incastrato all’interno di locali di edilizia popolare, abusivamente trasformati in centri di cessione e consumo h24. Cantine sottratte ai legittimi proprietari, chiuse da pesanti porte di ferro e sorvegliate tutto il giorno da telecamere e vedette mobili, per impedire qualsiasi infiltrazione esterna.

La gestione era strutturata come una catena di comando: ogni piazza di spaccio era affidata a una famiglia, già pronta a coordinarsi con turni di otto ore e possibilità di straordinari. L’obiettivo non era solo vendere, ma far crescere un modello di business tutelato da un apparato di sicurezza che, tra telecamere e personale in movimento, sembrava studiato per evitare schemi fissi e rendere difficili le intercettazioni.

La ricostruzione della procura e del gruppo operativo ha messo in evidenza anche la formazione interna: esperti, i cosiddetti “maestri”, insegnavano ai giovani le tecniche di taglio della cocaina e i metodi per massimizzare i profitti, con un’attenzione particolare all’efficienza della filiera. Le deposizioni degli investigatori hanno poi delineato un sistema capace di orchestrare il traffico in maniera continuativa, con vedette capaci di avvisare dell’arrivo delle forze dell’ordine e con un controllo capillare dell’area circostante.

All’alba, il sopralluogo delle forze dell’ordine è stato bruscamente eseguito da unità specializzate — i Carabinieri hanno impiegato reparti d’élite, cani addestrati e, soprattutto, l’appoggio aereo di elicotteri — per penetrare nel fortino della camorra. Durante le perquisizioni è emerso un bottino di valore: 53mila euro in contanti, un Rolex da circa 15mila euro, cinque diamanti sciolti e una collana tempestata di diamanti la cui stima è ancora in corso.

L’elenco degli arrestati è lungo e articolato, con i nomi esposti in ordine alfabetico: Attanasio Maurizio (carcere), Borsella Pasquale (carcere), Caiazza Emanuele (carcere), Caruso Salvatore (carcere), Chiantone Giuseppe (arresti domiciliari), Chiaro Paolo (carcere), Cuccurullo Pasquale (carcere), Delle Donne Luigi (carcere), De Solda Massimo (carcere), Deviato Marco (carcere), El Shabrawj Mario (carcere), Gheorghe Dumitru Nicusor (carcere), Iuliano Salvatore (carcere), Liguori Ivan (carcere), Martino Antonio (carcere), Nocera Daniele (carcere), Nocera Luigi (carcere), Ottiero Salvatore (carcere), Palermo Stefano (carcere), Pezzuti Raffaele (carcere), Pisa Alessandro (carcere), Pisa Pasquale (carcere), Pistuggia Pietro (carcere), Ricci Salvatore (carcere), Sica Pasquale (carcere), Tarantino Alfredo (carcere), Taranrtino Antonio (carcere), Valenza Marco (carcere), Tranchese Simeone (indagato), Volonnino Ciro (indagato).

La portata dell’operazione lascia intravedere un intreccio che va oltre la singola piazza di spaccio: stando alle matasse investigative, la rete aveva una struttura capace di condurre profitti dell’ordine di centinaia di migliaia di euro al mese, assicurando una continuità di flussi e una gestione agile del rischio. La procura ha parlato di una “holding” criminale in grado di resistere alle pressioni, con una logistica che rispondeva a principi di efficienza e controllo.

Conseguenze e sviluppi giudiziari restano ancora in corso. Le misure emerse dall’ordinanza mostrano una realtà di criminalità organizzata inserita in un contesto urbano segnato da cantine trasformate in spazi di commercio e consumo di droga, in una zona dove la presenza delle forze dell’ordine resta costante. La vigilanza resta alta, ma resta da chiarire la piena responsabilità di alcuni indagati e la possibile estensione delle indagini su altre diramazioni del contesto criminale.

La dinamica del caso continua a richiedere attenzione: restano da accertare i ruoli di chi si nasconde dietro i soprannomi e le sigle all’interno della struttura, così come l’esatta estensione delle ripercussioni sociali della rete smantellata. L’indagine prospetta sviluppi nelle prossime settimane, con l’ulteriore confronto tra prove raccolte, testimonianze e le carte dell’ordinanza cautelare.

Note di contesto: l’operazione è significativa non solo per la mole di misure cautelari, ma anche per la prospettiva di ricostruire una catena di responsabilità e rotte logistiche che hanno supportato l’attività illecita nel cuore di una zona popolarissima della città. L’indagine proseguirà per definire meglio i ruoli e l’eventuale coinvolgimento di altri soggetti nel sistema di spaccio.

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