Odissea quotidiana tra binari e terapie: Ercolano-Salerno, una famiglia chiede un pulmino dedicato per l’autismo
A Ercolano una famiglia vive una routine che somiglia a una battaglia quotidiana: ogni mattina un genitore accompagna il figlio, affetto da disturbo dello spettro autistico grave, al centro riabilitativo Anffas di Salerno, percorrendo oltre 50 chilometri sui treni regionali. L’itinerario, ripetuto nel tempo, è diventato l’asse della cura ma anche della frustrazione per le sue fragilità logistiche.
La denuncia arriva dall’assenza nel territorio di Napoli e provincia di centri pubblici o convenzionati in grado di offrire percorsi terapeutici cognitivi-comportamentali individualizzati, come le metodologie evidence-based e ABA. Secondo la famiglia, la mancanza di strutture adeguate sul territorio costringe a spostamenti impegnativi per accedere a cure preziose per lo sviluppo e l’integrazione del bambino.
La richiesta è chiara: l’attivazione immediata di un pulmino attrezzato o di un servizio di trasporto protetto, pensato per accompagnare il bambino e la sua famiglia ai percorsi di cura senza esporli ogni giorno a un’odissea di orari e cambi. Per la famiglia, la struttura di Salerno rappresenta l’unica opportunità di accesso a terapie e inclusione, ma la terapia diventa una barriera logistica e psicologica quotidiana. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la situazione descritta mette in luce una criticità strutturale che richiede risposte chiare e tempestive.
Un aspetto emerso dall’esperienza è la possibile emigrazione sanitaria verso Pontecagnano qualora non intervenga una programmazione regionale adeguata. La testimonianza del genitore evidenzia la necessità di un intervento della Regione Campania per evitare che famiglie restino mutuate in un percorso di spostamenti continui pur di garantire ai propri figli le cure necessarie. La richiesta, dunque, assume anche una dimensione di tutela dell’accessibilità universalitaria alle terapie, evitando una frattura tra chi può spostarsi e chi non può farlo.
La questione va al di là della singola famiglia: riflette una realtà della mobilità sanitaria in Campania che riguarda diverse aree e pazienti con bisogni speciali. L’assenza di servizi pubblici o convenzionati adeguati sul territorio si traduce in tempo e risorse sottratti alle cure, con conseguenze non solo sanitarie ma anche psicologhe per i minori e per i loro familiari.
Rimane ora da capire quali passi concreti adotterà la Regione Campania. L’esito delle interlocuzioni potrà determinare tempi, modalità e costi di eventuali interventi di trasporto protetto o di potenziamento della rete di centri specializzati sul territorio. Fino ad allora, la storicità di una quotidianità fatta di viaggi e attese resta al centro del dibattito pubblico sulle politiche sanitarie e sociali rivolte all’autismo in Campania.
