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Napoli Centro Direzionale: proteste studentesche contro la residenza Ibrido, tariffe elevate e fondi pubblici

Napoli Centro Direzionale: proteste studentesche contro la residenza Ibrido, tariffe elevate e fondi pubblici

Tariffe elevate e pubblico-privato al centro del dibattito: Napoli, protesta contro il nuovo studentato al Centro Direzionale

All’interno della torre che ospita il Centro direzionale di Napoli si celebra l’inaugurazione del nuovo studentato Ibrido, situato sull’isola A4 dell’edificio che per anni ha ospitato il Banco di Napoli, ma all’esterno una protesta studentesca ha animato la scena con tende, striscioni e megafoni. I partecipanti hanno contestato soprattutto costi e modello di gestione della struttura, trasformando la cerimonia in cornice di una battaglia su tariffe e accessibilità.

Organizzato dal Collettivo autorganizzato universitario riconducibile a Potere al Popolo, l’evento rivendica maggiore attenzione al tema del costo degli alloggi universitari e all’uso di risorse pubbliche per strutture gestite da privati. La protesta mira a evidenziare che, in tempi di incertezza economica, la casa per studenti non possa diventare un terreno di mercato. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la mobilitazione rientra in un dibattito che attraversa l’intero sistema delle residenze universitarie italiane.

A regime il complesso di alloggi prevede 610 posti letto distribuiti su 13 piani e 310 camere. La metà degli alloggi sarà destinata a studenti beneficiari delle borse Adisurc secondo criteri legati all’Isee, ma la restante quota resta aperta a tariffe applicate agli altri ospiti. Le cifre ufficiali indicano canoni di 680 euro al mese per una stanza singola e 497 euro per una doppia, tariffe che includono utenze, connessione wi‑fi, pulizia delle camere e accesso agli spazi comuni.

La gestione è diventata un reperto di una discussione più ampia: la torre è stata acquistata circa due anni fa dall’immobiliarista Romano, insieme a un edificio di fronte, per un investimento totale di circa 45 milioni di euro. Per la residenza universitaria è stato ottenuto un finanziamento pubblico di circa 12 milioni. La seconda inaugurazione è prevista per il 4 dicembre, mentre i contratti di affitto scadono al 31 luglio. Nei mesi di agosto e settembre le camere potrebbero essere utilizzate per turisti, con una tariffa di 130 euro a notte per una doppia con colazione; dopo dodici anni l’immobile potrebbe essere riconvertito a uso alberghiero.

Durante la cerimonia, due studentesse presenti sono state invitate a confrontarsi con i promotori dell’iniziativa: il dialogo è durato poco e non ha prodotto alcun compromesso. Marinella Di Pinto, fuorisede originaria del Casertano e iscritta all’Università L’Orientale, ha contestato la scelta di riservare a canoni calmierati soltanto una parte degli alloggi e ha chiesto che la percentuale venga portata al 100%.

Il tema si inserisce in una cornice nazionale di politiche per le residenze universitarie: decreti ministeriali del 2022, quello del 2024 e il successivo bando della Cassa Depositi e Prestiti hanno messo a disposizione finanziamenti vari nel settore. Una quota importante, pari a 1,2 miliardi di euro, è stata prevista dal provvedimento del 2024. Secondo i dati citati dagli studenti, il 91% delle richieste di finanziamento è arrivato da soggetti privati e le modalità di accesso hanno alimentato la discussione. A Napoli, nel frattempo, Adisurc annuncia l’apertura di due residenze interamente pubbliche, una nell’ex centro di formazione ferroviaria di Pietrarsa e l’altra nell’area di piazza Bagnoli, dove sorgeva l’hotel Antiche Terme Tricarico, ma i tempi restano incerti e i ritardi sembrano alimentare le proteste. Gli studenti chiedono quindi che non ci siano ulteriori ritardi e che il diritto all’alloggio accessibile non sia subordinato alle logiche di mercato.

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