Dietro lo stadio di Casal di Principe, in provincia di Caserta, è stata individuata un’area di quasi 2,5 ettari profondamente contaminata da rifiuti di diversa natura. L’intervento di caratterizzazione del terreno è stato affidato al commissario straordinario di governo per le bonifiche nella Terra dei Fuochi, Giuseppe Vadalà, che coordina le operazioni sul campo.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la zona si colloca in corrispondenza di un’area che in passato era stata segnalata come possibile sito di interramento dal pentito Carmine Schiavone. Una traccia storica che non è certezza assoluta, ma che nutre la necessità di verifiche attente e di una bonifica che possa restituire decoro e sicurezza al territorio.
Il sindaco di Casal di Principe, Ottavio Corvino, ha confermato di aver segnalato l’area alle autorità commissariali, consentendo l’avvio degli accertamenti. Il commissario Vadalà ha rimarcato l’importanza della collaborazione tra enti locali e la struttura commissariale, sottolineando che senza quel tramite tra tavoli tecnici e amministrazioni il processo di analisi non potrebbe procedere.
«La speranza è che le acque sotterranee non siano contaminate, aspettiamo l’esito delle analisi», ha dichiarato il commissario, evidenziando la cautela che accompagna ogni fase dell’investigazione. La preoccupazione principale resta la possibile contaminazione idrica, ma tutto il procedimento, dalla caratterizzazione alle eventuali misure di messa in sicurezza, procede su due fili: verificare la natura dei rifiuti presenti e definire le azioni quegli interventi necessari.
I Comuni sono considerati una componente fondamentale nell’azione di messa in sicurezza e bonifica delle decine di siti contaminati tra le province di Caserta e Napoli. Secondo l’indicazione del commissario, sono loro le prime sentinelle sul territorio e devono approfittare della volontà del Governo e dei fondi disponibili per sostenere interventi rapidi e mirati.
Dai primi riscontri emerge che la contaminazione riguarda soprattutto materiali provenienti da attività edilizie, con la presenza di amianto tra i rifiuti accertati. Una volta completata la caratterizzazione, si procederà con gli interventi di messa in sicurezza e, successivamente, con le operazioni di bonifica vere e proprie.
Il quadro generale delle bonifiche è molto ampio. Dal settembre 2025, nei 99 siti controllati nelle province di Napoli e Caserta, la struttura commissariale ha rimosso circa 14mila tonnellate di rifiuti abbandonati in superficie. I siti monitorati sono quasi 200, ma resta il problema degli sversamenti che si ripetono anche dopo gli interventi di pulizia. In circa la metà delle aree bonificate, infatti, si è tornati a trovare rifiuti abbandonati, con picchi segnalati a Giugliano in Campania e nella zona alle spalle del carcere di Secondigliano, a Napoli.
Per contrastare il fenomeno, sono state installate telecamere di videosorveglianza nei punti ritenuti più sensibili: 35 dispositivi sono già stati posizionati dal commissariato in collaborazione con i Comuni, e ulteriori installazioni sono previste nelle prossime settimane. Si tratta di una misura che punta a frenare l’abbandono illegale e a fornire un primo deterrente concreto in un territorio particolarmente esposto a questi episodi.
La bonifica, in questo contesto, resta un processo lungo e articolato. Oltre agli interventi tecnici, la sfida è legata al coordinamento tra enti e all’orizzonte di una gestione stabile delle emergenze ambientali che, se non controllate, rischiano di compromettere non solo l’ecosistema ma anche la fiducia delle comunità che abitano questi presidi di frontiera tra Caserta e Napoli. E mentre l’analisi delle acque sotterranee potrebbe fornire una fotografia definitiva, il territorio chiede continuità di attenzione, risorse e risultati concreti sul lungo periodo.
