Napoli, Secondigliano – La Corte d’Appello della Seconda Sezione Penale ha rivisto parzialmente le condanne emesse in primo grado nel procedimento che vedeva al centro un sistema di rifornimento illegale nelle mura della casa circondariale. Sconti di pena per diversi imputati, ma resta confermato l’impianto accusatorio sul traffico illecito gestito dall’interno del carcere.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la rete criminale che alimentava i detenuti affiliati ai clan della camorra operava anche dall’interno della casa circondariale di Secondigliano attraverso una logistica che sfruttava droni per superare le barriere carcerarie. Un circuito remunerato con tariffe precise: 1.000 euro per uno smartphone di ultima generazione, 250 euro per un cellulare abilitato alle sole chiamate vocali e 7.000 euro per la consegna di mezzo chilo di droga. Le cifre, oltre a descrivere un’organizzazione ben oliata, mettono in luce come il controllo delle comunicazioni e delle forniture potesse continuare anche dietro le sbarre. Secondo le informazioni disponibili e riportate da www.cronachedellacampania.it, la rotta clandestina garantiva un flusso costante di contatti e di sostanze illegali, permettendo ai capi e agli affiliati di dirigere le dinamiche dei clan anche dall’interno della struttura penitenziaria.
In appello è stata variamente modulata la ricaduta delle pene: alcuni imputati hanno visto riduzioni significative, soprattutto dove è stato riconosciuto il regime di continuazione o la riqualificazione di fatti già giudicati in passato. Tra i casi emblematici, Balzano Matteo è stato condannato all’appello a 19 anni e 4 mesi di reclusione, rispetto al primo grado che vedeva 10 anni in continuzione (la pena è stata influenzata dall’operazione di cumulo e dalla continuazione con fatti già giudicati). Grimaldi Vincenzo si accomiata con 18 anni, 8 mesi e 20 giorni di reclusione (primo grado 3 anni), in parte per il riconoscimento della continuazione con una precedente sentenza. Musella Lucio ottiene 18 anni e 4 mesi, contro i 18 anni e 3 mesi iniziali. Celentano Salvatore vede scendere la pena a 13 anni e 10 mesi, rispetto a 18 anni e 4 mesi del primo grado. Giuliano Manuel affronta 14 anni e 4 mesi contro 2 anni e 8 mesi; l’aumento è stato attribuito al richiamo di fatti giudicati nel 2016. Variano anche altre posizioni singole, con incrementi o riduzioni legate alle ricostruzioni della continuazione o a nuove qualificazioni del fatto.
Altre modifiche hanno interessato una parte consistente di imputati. Alcuni nomi hanno visto conferma sostanziale della sentenza di primo grado, con la Corte d’Appello che ha mantenuto l’impianto accusatorio e ha stabilito l’obbligo di corrispondere le spese processuali: tra questi Brunetti Nicolas, Contini Ciro, Esposito Cristian (assolto in primo grado dall’accusa di associazione per traffico di droga ma poi condannato in appello), Nappi Maria Matilde (ritenuta ai vertici della piazza di Bagnoli), Scognamiglio Vincenzo (considerato tra i principali gestori del sistema logistico dei droni), Ciriello Giorgio, e Talletti Antonio Gianpaolo. Per alcuni di loro la pena è rimasta sostanzialmente allineata al primo grado, o è stata solo parzialmente modificata in funzione della continuazione e della riqualificazione di aspetti specifici del quadro accusatorio.
L’inchiesta resta focalizzata sull’equilibrio tra le prove di traffico illecito e la gestione della logistica dall’interno delle case circondariali. L’esito della situazione processuale continua a riflettere una distinzione sempre necessaria tra ciò che è accertato e ciò che è ancora oggetto di verifiche, con particolare attenzione al ruolo delle prove della rete di droni, ai flussi di droga e all’eventuale coordinamento tra i vari protagonisti.
Nella fase attuale appresso al giudizio di secondo grado, rimane aperto il contesto di ulteriori sviluppi: gli investigatori stanno verificando i dettagli relativi a singole posizioni, agli incarichi all’interno della rete e alle eventuali responsabilità condivise tra i diversi imputati. L’intera vicenda dimostra come le dinamiche criminali possano insinuarsi anche in contesti di alta sorveglianza, mettendo in luce il potenziale impatto di una gestione criminale capillare capace di operare oltre le mura.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la sentenza d’Appello conserva però l’impianto accusatorio sul traffico illecito e lascia intravedere una progressiva definizione della responsabilità di alcuni protagonisti, mentre per altri resta da chiarire il diverso grado di coinvolgimento. Il quadro resta complesso e in evoluzione, con possibili ulteriori interventi della Corte o delle parti nel corso dei prossimi passaggi processuali.
