Tre fratelli Celso condannati per l’omicidio Solimeno: pene tra 14 e 18 anni in un contesto di faida per il controllo delle piazze di droga nel rione Pescara di Eboli
Salerno – Si chiude la prima tappa del processo sull’omicidio Solimeno, avvenuto nel 2022 nel rione Pescara di Eboli. Giuseppe, Felice e Gaetano Celso sono stati condannati in Corte d’Assise: le pene inflitte vanno da 14 anni e 8 mesi a 17 anni e 8 mesi di reclusione. L’esito era atteso nell’ambito di una fase processuale che attraversa una delle zone più sensibili della cittadina campana, nota da tempo per tensioni e traffico di sostanze stupefacenti.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta, l’uccisione di Mario Solimeno fu parte di una faida interna tra gruppi familiari, costruita sul controllo delle attività illecite nel quartiere. Le dinamiche sono state ricostruite grazie all’indagine condotta dai carabinieri e coordinata dalla Procura. Le accuse hanno portato all’arresto dei tre fratelli nel febbraio 2023, segnando un punto di svolta in una geomanzia criminale ormai radicata in quell’area. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la ricostruzione fornita dai magistrati ha posto al centro un regolamento di conti legato al predominio delle piazze di spaccio della zona.
La sentenza più severa è arrivata per Giuseppe Celso, ritenuto dagli inquirenti l’esecutore materiale dell’agguato. Alla sua pena base di 17 anni e 8 mesi si accompagnano condanne per tentata estorsione ai danni dei familiari della vittima e per tentato furto. Per Felice Celso, condannato a 15 anni e 8 mesi, l’ergia della pena contempla l’omicidio volontario in concorso e un episodio di furto non riuscito in abitazione. Gaetano Celso chiude il quadro delle condanne principali con 14 anni e 8 mesi per omicidio volontario in concorso.
Il contesto è quello del rione popolare di Eboli, dove la presenza di palazzine e la frenesia legata allo spaccio hanno alimentato una lunga stagione di tensioni tra gruppi familiari in competizione per il controllo delle attività criminose. L’omicidio Solimeno è stato, tra gli episodi più gravi di questa contrapposizione, una pietra miliare che ha accelerato la presa di coscienza delle forze dell’ordine sull’entità della rete criminale nel quartiere. La sentenza di primo grado segna quindi una tappa significativa nel percorso giudiziario, ma non chiude il caso: gli avvocati potrebbero presentare ricorsi e le responsabilità di eventuali altri soggetti restano da accertare.
Nel frattempo, la comunità di Eboli resta in attesa di chiarezza sulle responsabilità residue e sui possibili sviluppi giuridici. L’esito del processo, infatti, potrà intrecciarsi con eventuali appelli e con nuove verifiche sull’organizzazione criminale che ha operato nel rione Pescara per tutto il periodo interessato dall’inchiesta. Se la matassa giudiziaria potrà dirsi chiusa, almeno in parte, resta la certezza che la faida per il controllo della droga nel quartiere ha lasciato ferite profonde e segnato una stagione della legalità in questa parte della provincia di Salerno.
