A Pianura, periferia ovest di Napoli, una faida tra clan sembra aver aperto una nuova fase della criminalità locale: Mattia Perfetto, 25 anni, è indicato dall’inchiesta come figura dominante di un nuovo assetto criminale chiamato Clan Perfetto, seguito dall’esecuzione di 28 ordinanze di custodia cautelare all’alba da parte della Squadra Mobile e del Commissariato di Pianura, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia. L’indagine, presentata dal procuratore Nicola Gratteri, racconta una trasformazione rapida e violenta del tessuto criminale del quartiere.
Per capire quella che gli investigatori definiscono una metamorfosi senza precedenti, basta tornare al periodo tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. In quegli mesi Pianura fu teatro di una guerra urbana tra fazioni in lotta, con una spinta decisiva arrivata proprio dalla scarcerazione del giovane ras che avrebbe rilanciato l’organizzazione dando forma a una struttura verticistica, conforme ai modelli di una multinazionale del crimine. Tra attentati e scontri, l’azione investigativa ha tratteggiato una svolta decisiva e un’espansione che ha coinvolto anche le dinamiche interne alla criminalità locale.
Secondo quanto emerge dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, la nuova leadership ha fatto leva su una logistica interna capillare: la base operativa è situata nel palazzo di residenza del capo, dove è stata trasformata in una piazza di spaccio attiva 24 ore su 24, gestita dai fedelissimi in un meccanismo di controllo chiaro e centralizzato. La strategia di dominio del territorio non ammette rivali: chi gestiva altre piazze avrebbe dovuto acquistare la droga esclusivamente dal Clan Perfetto o versare una quota pari al 50% dei profitti alle casse della cosca. Un sistema di prelievo che, nelle intenzioni dei vertici, assicurava uniformità di profitto e stabilità del potere.
La dimensione economica del racket, però, non si esaurisce nello stupefacente. L’indagine rivela una tassa estesa anche a settori illegali emergenti, inclusi i truffatori telematici. Anche coloro che operano sul web trafficano denaro alla cosca: l’estorsione ha preso di mira una parte consistente del business illecito di Pianura, compromettendo l’equilibrio precedente tra diverse attività illecite e imponendo una nuova forma di controllo economico sul territorio. Le ricadute finanziare, come si legge nella ricostruzione della DDA, servivano a sostenere la gestione militare della rete criminale e a facilitare le spese legali dei sodali finiti in carcere.
Sono stati sequestrati arsenali consistenti: pistole, munizioni, armi lunghe e da guerra, accompagnate da giubbotti antiproiettile. Un patrimonio di armamenti che, secondo gli investigatori, testimonia la volontà di garantire la sopravvivenza e la supremazia della nuova cupola. Nell’inchiesta emergono anche alleanze strategiche con clan dell’area flegrea e della periferia nord di Napoli, finalizzate a spartirsi traffici illeciti e a consolidare una rete di potere capillarmente distribuita sul territorio. Una porzione significativa dei proventi veniva convogliata in un fondo comune, definito una “cassa comune”, destinato a sostenere affiliati in cella e a coprire costi legali, mantenendo in equilibrio una macchina criminale che si definisce non solo economica ma anche militare.
Con l’esecuzione di 28 provvedimenti restrittivi, lo Stato interviene frontalmente contro questa nuova cupola. La portata dell’operazione ribadisce quanto sia radicale la trasformazione della mappa criminale di Pianura: un quartiere segnato dalla violenza continua, ma ora costringe anche ad una riflessione sulle forme di controllo e di protezione offerte dall’organizzazione clandestina. Resta da capire quali passi seguiranno, quali elementi restano da chiarire, e quale impatto avrà questa battuta di arresti sulla capacità di incidere nel tessuto criminale locale.
Secondo le informazioni disponibili e riportate da cronachedellacampania.it, l’indagine descrive una dinamica che va oltre la mera cronaca di una faida: è una ridefinizione del dominio del crimine, con una leadership giovanile che ha saputo tradurre la violenza in una macchina di profitto altamente strutturata. La comunità resta in attesa di comprendere come lo Stato potrà sottrarre terreno a questa macchina e restituire al quartiere una prospettiva di legalità, pur consapevoli che il cammino sarà lungo e complesso.
