Angri, Salerno. Un intervento di asset protection della Direzione investigativa antimafia (Dia) ha posto sotto irrecuperabile controllo due immobili situati nel comune di Angri: una villa e un’autorimessa, per un valore complessivo di circa 500mila euro. Il provvedimento, eseguito dalla Dia di Salerno, arriva al termine di un’indagine patrimoniale coordinata dalla Procura della Repubblica ed è stato convalidato dall’autorità giudiziaria competente, nell’ambito di una gestione mirata al patrimonio ritenuto di provenienza illecita.
Secondo quanto emerso dall’inchiesta patrimoniale, i beni risultano appartenere al patrimonio di un angrese pregiudicato, deceduto nel 2021 e già condannato in via definitiva per una serie di reati, tra cui usura, estorsione, ricettazione, sfruttamento della prostituzione e furti commessi tra gli anni Settanta e Duemila. Nonostante l’intestazione formale a prestanome, la ricostruzione degli inquirenti ha consentito di circoscrivere un legame tra quei beni e il corpus criminoso al quale l’uomo era legato da tempo. L’intervento della Dia si inquadra in un più ampio programma di prevenzione patrimoniale finalizzato a colpire assetti economici ritenuti instrumentalmente funzionali a attività illecite.
Il decreto di confisca, emanato dalla sezione Riesame e Misure di prevenzione del Tribunale di Salerno, dispone la confisca dei due immobili ritenuti parte degli asset patrimoniali riconducibili al soggetto estinto. A fronte di tale provvedimento, risultano coinvolti cinque eredi dell’uomo e una terza persona, con riferimenti ancora da definire nel dettaglio dal punto di vista giuridico ed ereditario. L’esito dell’operazione, pur non incidendo su eventuali responsabilità penali tastate in sede di processo, evidenzia la dinamica di come patrimoni potenzialmente illeciti possano essere riciclati nel tessuto civile attraverso strutture familiari e assetti di fatto.
La singola vicenda si inserisce nel contesto della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza attribuita al protagonista temporale, una misura adottata a seguito di valutazioni sulla pericolosità sociale legate a una lunga nuova serie di condanne. Le condotte contestate, estese su decenni, includono attività come usura ed estorsione, nonché reati accessori che hanno generato una complessa rete di indiretti collegamenti patrimoniali. La confisca odierna costituisce dunque un ulteriore tassello dell’azione della Dia nel campo della prevenzione e del riassetto patrimoniale, mirata a impedire che risorse di origine illecita alimentino nuovi contesti criminali.
Contestualmente, restano da chiarire alcuni profili: quali siano esattamente i rapporti tra gli eredi e la terza persona indicata nel decreto, e quale sia la ripartizione dei beni tra gli aventi diritto. Le autorità hanno sottolineato che l’operazione non impone una condanna, ma conferma la possibilità di separare la gestione patrimoniale da condotte criminali accertate in passato. Resta, dunque, da definire l’effettiva configurazione giuridica delle proprietà in seno agli Stati patrimoniali eredi, nonché eventuali altri immobili collegati al medesimo contesto.
Un caso emblematico, quello di Angri, che mette in luce come la lotta al patrimonio illecitamente accumulato possa proseguire anche dopo la morte degli autori, coinvolgendo eredi e terze parti in una trama di strumenti giuridici volti a garantire la trasparenza economica della regione. Come riportato da cronachedellacampania.it, l’azione odierna si inserisce in una serie di provvedimenti di prevenzione patrimoniale che laDia continua a mettere in campo sul territorio campano, con l’obiettivo di impedire che beni di provenienza illecita alimentino nuove attività criminali.
