Pozzuoli, 4 novembre 2026 – Gli studenti dell’Istituto Magistrale Statale Virgilio hanno dato avvio all’occupazione dell’edificio scolastico, presentandola come una scelta di autogestione volta a trasformare lo spazio in un luogo di partecipazione e confronto, non in un atto vandalico né in un problema di abbandono.
L’iniziativa rientra in una dinamica più ampia che ha interessato oltre 50 istituti tra Napoli e l’area flegrea e si collega allo sciopero generale dello scorso 30 ottobre, indetto dall’Unione Sindacale di Base e sostenuto anche dal Collettivo Virgilio. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la protesta ha visto una presenza diffusa tra studenti e studentesse, impegnati a dare visibilità alle loro richieste e alle themselves azioni di mobilitazione.
Tra i motivi principali della mobilitazione emergono la difesa della scuola pubblica di fronte alle spese militari, il costo della vita crescente e le difficoltà pratiche che incidono sulle famiglie. I promotori della occupazione denunciano anche la mancanza di spazi adeguati: la palestra è indisponibile da tempo e altri luoghi di socialità risultano inadeguati o in lavori di manutenzione prolungata. L’obiettivo dichiarato è rendere visibile una richiesta di trasparenza e risposta da parte delle autorità competenti, in particolare della Città Metropolitana.
Le ragioni della protesta vengono completate da una cornice normativa spesso indicata dai partecipanti come ostacolo all’istruzione pubblica: il gruppo contesta sia il DDL Sicurezza sia il DDL Scuola, ritenuti dall’organizzazione contrari ai principi di libertà di espressione e di accesso universale all’educazione. Nel mirino, tra l’altro, la prospettiva di introdurre tetti per la presenza di alunni stranieri nelle classi prima e sanzioni per i genitori che non accompagnano i figli ai corsi di italiano; parametri che gli studenti descrivono come elementi di ostacolo all’eguaglianza.
Un capitolo della protesta riguarda anche il quadro economico e occupazionale: nel DDL Bilancio 2027 si prospettano tagli significativi al personale docente e ATA, con una stima di quasi 7 mila posti in meno e una cifra di risparmi superiore ai 250 milioni di euro annui. La critica non risparmia nemmeno i centri di permanenza per i rimpatri, su cui i movimenti chiedono chiusure immediate per difendere i diritti umani e la dignità delle persone.
La scena locale è arricchita da una dimensione sociale rilevante: Pozzuoli conta circa 7.000 sfollati, elemento che la protesta vuole portare all’attenzione delle istituzioni come indicatore della fragilità del contesto educativo e sociale in Campania. Il Collettivo Autorganizzato Virgilio invita quindi a una scuola più aperta, chiedendo risposte concrete dalle autorità locali e un rafforzamento degli investimenti in istruzione, abitazione, lavoro e sanità, quali leve per ridurre le disuguaglianze e promuovere un dialogo reale tra studenti, insegnanti e amministrazioni.
Con questa azione, i ragazzi chiedono di trasformare l’occupazione in un progetto di cittadinanza attiva: non un semplice atto di protesta, ma una sperimentazione di democrazia partecipata che esplori nuove forme di gestione degli spazi pubblici e di coinvolgimento civico. Le prossime settimane saranno decisive per capire quali risposte arriveranno dalle istituzioni e se l’occupazione potrà evolvere in un contesto di confronto duraturo, capace di aprire la scuola pubblica a processi di riforma concreta e condivisa.
