Napolive
Ultime Notizie

Camorra Amato-Pagano: estorsione tra Giugliano e Mugnano, due arrestati collegati al clan

Camorra Amato-Pagano: estorsione tra Giugliano e Mugnano, due arrestati collegati al clan

Pizzo tra Mugnano, Marano e Giugliano: due esattori del clan Amato-Pagano finiscono in carcere

Una rete estorsiva radicata nell’area nord di Napoli, legata al clan Amato-Pagano, è stata smantellata dall’attività della Dda. Ai domicili della giustizia finiscono due uomini ritenuti protagonisti di estorsioni ai danni di imprese locali: Angelo Ceparano, 31 anni, di Giugliano in Campania, e Rosario Balido, alias Zio Rosario, 71 anni, di San Marcellino. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’indagine ha evidenziato un tessuto di minacce e pagamento del “pizzo” che coinvolge diverse attività della zona tra Mugnano, Marano e Giugliano.

L’inchiesta parte da una lettura precisa di diverse denunce giunte agli inquirenti: un dipendente di una ditta di manutenzione della rete fognaria era stato costretto a far arrivare un messaggio per conto di presunti “amici di Mugnano”, con l’impegno che, in assenza di una risposta, la situazione avrebbe potuto degenerare. Il primo contatto non sortì l’effetto sperato, ma il 26 agosto 2026 Ceparano tornò sul cantiere e la minaccia divenne esplicita: “Ma ieri non è passato nessuno a Mugnano? Se non passano io vi sparo”. In quel momento il controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine scattò e l’uomo fu immediatamente fermato.

Il procedimento ha però rivelato un quadro più ampio: un’altra estorsione contestata agli stessi indagati riguarda il titolare di un autolavaggio a Mugnano, vittima della pressione criminale già dal 2021. L’imprenditore denunciò il caso il 28 luglio di quest’anno, consentendo ai carabinieri della compagnia di Marano di identificare nel dettaglio Ceparano e Balido, che si presentavano agli appuntamenti come “Angelo” e “Zio Rosario” e agivano nel contesto del clan Amato-Pagano. Balido è stato arrestato in esecuzione di un’ordinanza del Gip Fabrizia Fiore, notificata nel carcere di Secondigliano; Ceparano era già destinatario di un ordine di custodia cautelare in carcere, emesso dal medesimo magistrato, e la notifica è avvenuta presso la struttura di detenzione.

Le dinamiche economiche della violenza criminale emergono dai dettagli forniti agli investigatori: la vittima del autolavaggio era stata costretta a pagare per anni una somma complessiva che inizialmente ammontava a 5.000 euro all’anno, successivamente negoziata a 2.500 euro. Per cercare di alleggerire la pressione, la vittima riuscì a ottenere una dilazione: versamenti di 700 euro, ripartiti tra Ceparano e Balido, a volte su appuntamenti presso l’attività stessa, da parte di “cumpagn di Mugnano”. A novembre dell’anno precedente, i gestori dell’autolavaggio affrontarono addirittura un tentativo di aggressione pubblica, con un lucchetto posto al cancello dell’area, come monito. A luglio, non avendo disponibilità per pagare la rata di 700 euro, l’estorsore insistette: “700 euro o domani non ti faccio aprire”; fu avanzato quindi un compromesso tra 500 ora e 800 la volta successiva.

L’indagine, alimentata anche dalle immagini di videosorveglianza e dall’analisi delle tracce, mostra una presenza radicata degli “amici di Mugnano” nel tessuto economico della zona, dove, secondo la Dda di Napoli, non sarebbero gli unici ad aver subito pressioni. È in corso un processo di definizione delle responsabilità e degli eventuali collegamenti tra i vari episodi, che potrebbero coinvolgere ulteriori imprenditori della medesima area. L’ipotesi investigativa resta quella di una rete criminale capace di muoversi tra Mugnano, Marano e Giugliano, con ramificazioni su aziende che operano nel panorama urbano.

La procura ha annunciato che Ceparano e Balido sono stati davvero coinvolti in estorsioni aggravate dal metodo mafioso; l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Fabrizia Fiore resta il nodo centrale dell’azione. Balido è stato arrestato dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Marano di Napoli su richiesta della Dda di Napoli, mentre Ceparano è detenuto nel carcere di Secondigliano. Le autorità hanno tenuto a chiarire che, pur riguardando casi concreti di abuso, resta fondamentale la presunzione di innocenza e che le prove saranno valutate dalle sedi competenti.

L’inchiesta, oltre a fare luce su questi due episodi, segnala una tendenza preoccupante per la tenuta economica delle piccole imprese della zona: il tessuto locale diventa, talvolta, terreno di ricatto e controllo. L’indagine proseguirà per definire le responsabilità e accertare eventuali ulteriori contatti tra le aziende colpite e la rete criminale, con l’obiettivo di interrompere una dinamica che, se confermata, rischia di comprimere seriamente la libertà di impresa in quell’area. Secondo le informazioni disponibili, e riportate da cronachedellacampania.it, gli investigatori non escludono ulteriori sviluppi nelle prossime settimane.

Aggiornamenti

Ultime notizie

Tutte le notizie →