Napoli, 18 settembre 2026 – La Corte di Appello di Napoli ha emesso quattro condanne nel processo Bagnoli Futura, la gestione dei suoli nell’ex area industriale della città. Una sentenza che chiude una fase significativa di un lungo iter giudiziario nato nel 2007, incentrato su controlli, bonifiche e procedure urbanistiche dell’area ora destinata a trasformarsi.
Le condanne riguardano quattro imputati: l’ex direttore generale Mario Hubler è stato condannato a 1 anno e 8 mesi; l’ex direttore tecnico Gianfranco Caligiuri a 2 anni e 6 mesi; l’architetto Giuseppe Pulli a 1 anno e 8 mesi; Alfonso De Nardo, ex responsabile dell’Arpac, a 2 anni di reclusione. Secondo la fonte, l’esito della sentenza conferma la linea giudiziaria della providezione dell’area e della mancata bonifica tramite la società pubblica Bagnoli Futura, ora fallita nel 2014. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it.
La scuola di giudizio ha disposto che Hubler, Pulli e De Nardo beneficino della sospensione condizionale della pena. Per Caligiuri è stata, invece, revocata la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. In parallelo, Sabatino Santangelo, notoio ex vicesindaco di Napoli, non è stato coinvolto nel prosieguo processuale in quanto deceduto a gennaio, in circostanze legate a un gesto autolesionistico.
L’avvocato di Caligiuri, Alfonso Furgiuele, ha annunciato immediatamente l’intenzione di ricorrere in Cassazione contro la sentenza odierna. Un passaggio atteso, dato che la vicenda ha visto diversi ramificazioni nel corso degli anni, tra rinvii, pronunciamenti di Cassazione e riforme di sentenze precedenti.
Il quadro investigativo affonda le sue radici nel 2007, anno in cui sono partiti gli accertamenti sul piano di riqualificazione e bonifica dell’area ex industriale. Il processo di secondo grado è stato nuovamente celebrato dopo il rinvio deciso dalla Cassazione il 14 maggio 2025, in riforma della sentenza del 5 febbraio 2018 che aveva inflitto sei condanne per reati legati alla gestione dell’area e alla mancata bonifica attraverso Bagnoli Futura, la società in house poi fallita nel 2014.
La vicenda, come noto, ruota attorno a responsabilità e procedure legate al riassetto di un’area cruciale per la storia industriale di Napoli e per le prospettive di riqualificazione urbanistica della zona. L’esito del processo odierno non chiude il capitolo giudiziario, ma aggiunge una pagina importante alle definizioni sulle responsabilità amministrative e tecniche nel contesto di un intervento pubblico di grande portata.
Rimane significativo, inoltre, il contesto operativo di Bagnoli Futura, la struttura aziendale pubblica coinvolta nelle fasi iniziali della bonifica e della gestione delle aree dismesse. L’esito di oggi conferma la complessità di coordinare scelte tecniche, controlli ambientali e funzioni pubbliche in una cornice di contenzioso giudiziario che ha attraversato anni di atti, sentenze e revise.
Guardando avanti, resta da comprendere quali saranno le mosse successive nelle sedi competenti: la Cassazione per Caligiuri e, più in generale, gli sviluppi che potranno emergere dalla ricostruzione dei passaggi procedurali e delle responsabilità individuate nel lungo corso del procedimento. Le decisioni di oggi non alterano i principi di cautela e differenziazione tra accuse, fatti accertati e fasi ancora in corso, elementi essenziali nell’affrontare una vicenda di rilievo pubblico come quella di Bagnoli Futura.
