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Campi Flegrei, la CGIL suona l’allarme e le istituzioni fanno finta di non sentire

La CGIL lancia un appello per mettere in sicurezza edifici e imprese dei Campi Flegrei: servono sospensione di tasse, investimenti e risposte concrete. Ma tra promesse di facciata e inerzia istituzionale, i cittadini restano esposti al rischio e alle spese.

Di Nina Chirico4 Agosto 2026 - 23:008 minuti fa 2 min di lettura
Campi Flegrei, la CGIL suona l’allarme e le istituzioni fanno finta di non sentire

La voce della CGIL Napoli e Campania non è una protesta rituale da aggiungere all’archivio delle buone intenzioni: è un grido che chiede misure concrete per mettere in sicurezza gli edifici dei Campi Flegrei e sostenere le attività produttive. Chiedere la sospensione di imposte e tributi per famiglie e imprese non è un capriccio ideologico, è una richiesta pratica che riconosce una verità semplice e scomoda: non puoi chiedere a persone in zona di rischio di continuare a pagare come se nulla fosse, né lasciare le imprese senza ossigeno mentre si prospetta un rischio sismico. Se la politica tratta questa emergenza come una questione teorica, qualcuno dovrebbe ricordare che le case e i negozi sono fatti di vite e redditi, non di grafici elettorali.

Le richieste concrete che meritano meno chiacchiere e più fatti

La CGIL ha indicato priorità chiare: investimenti in sicurezza edilizia, aiuti mirati alle attività produttive e misure fiscali temporanee. Non si tratta di socialismo a orologeria, ma di prudenza amministrativa: mettere soldi dove servono per evitare disastri e, allo stesso tempo, sostenere chi lavora e paga tasse. E qui il discorso diventa doloroso: mentre la La Ditta delle Promesse continua a dispensare piani e annunci, il tempo passa e la situazione rimane sostanzialmente immobile. Se le istituzioni non sanno scegliere tra comunicati e cantieri, il cittadino medio — il contribuente che già arranca — capisce perfettamente quale sarà il risultato: più spese future, più rischi evitabili oggi.

È perfino irritante vedere la retorica della sicurezza sbattere contro l’abitudine a non decidere. Il Palazzo sotto il Vesuvio e gli altri enti locali si coprono spesso dietro difficoltà burocratiche o mancanza di fondi, ma la domanda resta semplice: se non ora, quando? Se non con la sospensione temporanea di imposte e contributi per chi vive e lavora nelle aree più a rischio, allora con quale misura concreta intendono agire? La politica non può trasformare la paura collettiva in un ennesimo esercizio di responsabilità rinviata.

Alla fine la questione è più morale che tecnica: vogliamo amministrazioni che proteggono o che si limitano a gestire comunicati stampa? La CGIL ha fatto il suo appello; spetta agli enti responsabili — inclusi quelli che parlano più che fare — dimostrare di essere utili e non soltanto rumorosi. Se la risposta sarà ancora il solito rimpallo, i cittadini dei Campi Flegrei avranno una memoria lunga e una pazienza sempre più corta: e non c’è slogan che tenga davanti a una casa che crolla o un’impresa che chiude per mancanza di aiuti.