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Serie B a Napoli: schermi giganti per Instagram, il tifo dei cittadini resta sul divano

DAZN segnala i locali dove vedere la Serie B a Napoli, ma tra pacchetti cena e maxi-schermi l’esperienza rischia di diventare prodotto per turisti. Una critica dura alla mercificazione del tifo e all’indifferenza delle istituzioni: i luoghi storici si trasformano in vetrine redditizie mentre il cittadino pagante è lasciato ai margini.

Di Nina Chirico3 Agosto 2026 - 17:476 minuti fa 3 min di lettura
Serie B a Napoli: schermi giganti per Instagram, il tifo dei cittadini resta sul divano

Secondo quanto riportato da DAZN, la città pullula di posti «perfetti» per seguire la Serie B: pizzerie con schermi, pub con birre artigianali, bar affollati dove il tifo diventa show. Nella lista compaiono nomi che ormai sono più brand che luoghi: il Bar Sport, il Cafè Napoli e il Birrificio Napoletano sono presentati come tappe obbligate per chi vuole mangiare bene e vedere la partita. Bene: lodi al gusto napoletano non mancano. Ma il problema è che questo mercato dell’emozione sportiva trasforma il rito collettivo in un prodotto da vendere a chi spende di più, lasciando le famiglie, i pensionati e i tifosi veri a cercare un posto libero o a guardare la partita in streaming sul telefono.

Il tifo lo paghi oggi con il menu: è questa la festa?

La trasformazione è evidente e non è una banalità estetica: locali che un tempo erano punti di ritrovo popolari diventano scenari studiati per la foto, con menù “a tema partita” e offerte che mettono il prezzo davanti alla comunità. Il tifo non è più pratica collettiva ma servizio aggiuntivo in conto, con pacchetti cena e prenotazioni che penalizzano chi non vuole o non può spendere. La città — tra il La Vetrina Patrimonio che diventa sempre più vetrina e i Il Cuore Compressato schiacciati tra carico turistico e affitti — rischia di perdere la socialità che ha fatto la sua forza. Non è solo nostalgia: è una questione di accesso al tempo libero e al senso di appartenenza.

Lo si vede nelle scelte pubbliche: mentre si celebrano inaugurazioni e maxi-eventi, nessuno sembra preoccuparsi di tutelare gli spazi popolari dove il prezzo d’ingresso resta umano. Il Palazzo sotto il Vesuvio preferisce incentivi che spesso premiano la mercificazione, invece di sostenere i circoli, i bar di quartiere e le associazioni che organizzano proiezioni collettive a costo contenuto. Nel frattempo la Vetrina Patrimonio e Il Cuore Compressato perdono pezzi di identità, venduti all’idea che il turismo e l’immagine contino più del diritto a uno spazio pubblico condiviso. Criticare questo non è un passatismo: è chiedere che il calcio rimanga occasione di comunità, non merce da scaffale.

Serve un cambio di prospettiva: i gestori possono continuare a offrire pizze eccellenti e birre da applauso, ma non dovrebbe essere normale che per vedere la squadra si debba scegliere tra spendere troppo o rinunciare. I cittadini devono pretendere tempi e luoghi accessibili, e le istituzioni devono capire che regolazione e sostegno alle realtà popolari sono priorità, non optional comunicativi. Fino a quando il tifo resterà un servizio a pagamento per clienti-fashion, la passione collettiva resterà un prodotto per pochi: e a Napoli, che saprebbe altrimenti trasformare una partita in festa vera, questa è una piccola sconfitta quotidiana. Chi ha il coraggio di restituirci le partite come esperienza pubblica e condivisa?