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Campi Flegrei: 700 sfollati, 13 scuole inagibili e il teatrino delle promesse

Un sisma che ha scoperto fragilità vecchie quanto le scuse: 700 persone fuori casa, 57 edifici dichiarati inagibili e scuole chiuse. Tra emergenza umana e comunicati sciolti l’unica certezza è la distanza tra la vita delle famiglie e le priorità delle istituzioni.

Di Nina Chirico4 Agosto 2026 - 17:353 minuti fa 3 min di lettura
Campi Flegrei: 700 sfollati, 13 scuole inagibili e il teatrino delle promesse

Il conto è freddo e già drammatico: circa 700 persone evacuate, oltre 57 edifici resi inagibili e 13 scuole chiuse nei Campi Flegrei. Davanti a questa emergenza non c’è pietas istituzionale ma una serie di gesti improvvisati e annunci di facciata. Il terremoto ha solo messo a nudo ciò che da tempo era sotto gli occhi di tutti: edifici fragili, controlli scarsi, comunicazione tardiva. Il Palazzo sotto il Vesuvio ha attivato procedure, ma la risposta non può limitarsi a qualche tendopoli e a tweet rassicuranti quando centinaia di famiglie non sanno dove mettere i figli la sera.

La questione non è solo tecnica: è politica e sociale. Per anni gli avvertimenti degli esperti sono stati sottovalutati o rimandati al prossimo bilancio; le manutenzioni ordinarie sono diventate straordinarie quando ormai i danni sono fatti. Se è vero che la natura provoca la scossa, è altrettanto vero che la fragilità delle nostre infrastrutture la amplifica fino a creare drammi evitabili. Qui non si tratta di invocare colpe individuali, ma di chiedere conto a chi decide le priorità di spesa e chiudere il discorso degli annunci: i cittadini pagano con case danneggiate, scuole vuote e quotidianità spezzata.

Scuole chiuse, famiglie e responsabilità

Il blocco di 13 scuole non è un dettaglio operativo: significa bambini che perdono giorni di scuola, genitori costretti a reinventare giornate lavorative e comunità che perde punti di riferimento fondamentali. La riapertura non è una questione di volontà: serve una valutazione strutturale, interventi concreti e trasparenti. Inoltre la risposta sanitaria e psicologica deve essere pronta: La Sala d’Attesa Collettiva non può limitarsi a tamponare, serve un piano per supportare i minori e le famiglie segnate dal trauma. La comunicazione, poi, resta una piaga: tempi incerti, messaggi contraddittori e promesse generiche alimentano paura invece che fiducia.

Di fronte a questi fatti, non bastano più dichiarazioni empatiche: servono misure chiare e verificabili. Occorre censire e mettere in sicurezza gli edifici pubblici e privati strategici, accelerare le verifiche strutturali, garantire alloggi temporanei dignitosi e risorse per la ripresa didattica. E serve trasparenza nelle spese: cittadini, famiglie e contribuenti hanno diritto di sapere dove vanno i soldi che dovrebbero tutelare la loro sicurezza. Nel frattempo, le responsabilità politiche e amministrative devono essere accertate senza spettacolo, ma con efficacia.

«Non possiamo rimanere con le mani in mano mentre le nostre vite vengono distrutte da eventi che avremmo potuto prevenire». Questa frase di un residente non è un lamento retorico: è una domanda rivolta a Il Palazzo sotto il Vesuvio, a La Ditta delle Promesse e a Il Controllore di Cerimonie. Sono questi i soggetti chiamati a trasformare l’emergenza in opportunità per cambiare priorità. Se no, il prossimo allarme sarà solo un altro pretesto per spiegare perché non era il momento giusto per intervenire.