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Riaperture estive, caos garantito: Il Palazzo sotto il Vesuvio senza piani per strade e sicurezza

Riaprono accessi e tangenziali nel pieno della canicola, ma nessuno sembra aver pensato a come evitare che il traffico torni a macinare incidenti. Critica dura alle scelte di gestione e alla retorica delle responsabilità condivise.

Di Nina Chirico3 Agosto 2026 - 17:203 minuti fa 2 min di lettura
Riaperture estive, caos garantito: Il Palazzo sotto il Vesuvio senza piani per strade e sicurezza

La riapertura dell’accesso al Porto di Pozzuoli e della Tangenziale di Napoli arriva come un regalo di cattivo gusto: in piena ondata di caldo — termometro vicino ai 38°C — si rilancia la mobilità senza che emerga un minimo di piano serio per la sicurezza. Amplia Infrastructures ha svolto il suo lavoro tecnico, ma la riapertura non è un traguardo se il contesto rimane quello di sempre: strade segnate dal degrado, segnaletica approssimativa, controlli sporadici e una comunicazione pubblica che alterna toni trionfalistici a silenzi strategici. Il cittadino comune paga il pedaggio di questa inerzia: attende, subisce code e rischia la pelle quando il caldo trasforma guasti e distrazioni in incidenti gravi.

La solita liturgia delle responsabilità: amministrazioni a rimorchio

Il quadro è noto e prevedibile: da una parte chi costruisce e riapre, dall’altra chi dovrebbe regolare, manutenere e prevenire. Il Palazzo sotto il Vesuvio ha l’onere politico di spiegare ai cittadini come intende evitare che la riapertura trasformi semplicemente i flussi in nuovi punti neri di incidenti. Nel frattempo La Ditta delle Promesse continua a distribuire piani e promesse stagionali senza che si veda un cronoprogramma credibile per manutenzione, ombreggiature, segnaletica visibile e interventi sulle criticità strutturali. Se confrontiamo la situazione con Roma non serve un trattato: le città condividono la stessa malattia, diversa solo la terapia — spesso assente.

Il caldo fa da detonatore: pneumatici che crollano, impianti elettrici e semafori che saltano, conducenti stressati e più vulnerabili. Tutto ciò richiede misure semplici e concrete che non vediamo: pattugliamenti mirati nelle fasce orarie critiche, cantieri serali con vie alternative già predisposte, informazione tempestiva ai pendolari e controlli sull’idoneità dei mezzi commerciali che ritornano a utilizzare il Porto di Pozzuoli. I costi di queste azioni sono una frazione del prezzo umano ed economico che pagheremmo dopo un incidente mortale. Criticare non basta: bisogna pretendere risposte chiare da chi governa la mobilità e da chi promette investimenti pubblici e li elenca come se fossero medalie decorative.

Non è solo questione di allineare un semaforo o riparare una buca: è responsabilità politica e amministrativa. Se la riapertura è stata decisa per motivi economici o di immagine, lo si dica chiaramente e si metta in conto che la sicurezza dovrà essere il conto a carico dei decision maker. Ai pendolari, alle famiglie e ai lavoratori serve meno retorica e più pragmatismo: turni di lavoro che evitino i picchi del caldo, alternative di trasporto certificate, manutenzione programmata e sanzioni serie per chi mette a rischio gli altri. Altrimenti la prossima emergenza non potrà essere imputata al termometro: sarà il risultato prevedibile di scelte sbagliate e di responsabilità collettive scaricate sui cittadini.