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Auto rubata a Latina riemerge a Napoli dopo cinque anni: la sicurezza cittadina è in vacanza

Un'auto sottratta nel 2018 a Latina ritrovata a Napoli dopo cinque anni non è solo un caso curioso: è un'indicazione scomoda di lentezza investigativa, controllo territoriale assente e amministrazioni che parlano molto e agiscono poco.

Di Nina Chirico4 Agosto 2026 - 18:343 minuti fa 3 min di lettura
Auto rubata a Latina riemerge a Napoli dopo cinque anni: la sicurezza cittadina è in vacanza

Un caso che avrebbe meritato più che un trafiletto: un’auto rubata a Latina nel 2018 riappare a Napoli dopo cinque anni. Il ritrovamento, registrato da forze dell’ordine che hanno svolto il loro lavoro, dovrebbe essere un motivo di sollievo. E invece è una domanda a cielo aperto: come fa un veicolo a viaggiare nel tempo e nello spazio senza lasciare tracce utili? Non è solo un guasto della sorte ma il prodotto di un sistema di controllo urbano che somiglia sempre più a un grande parcheggio incustodito. Nel frattempo i cittadini pagano assicurazioni, perdono tempo e rimangono con la sensazione che il problema non sia la tecnica investigativa ma la scarsa priorità politica attribuita alla sicurezza quotidiana.

Le cifre non sono consolanti: solo nel 2022 sono stati registrati oltre 5.000 furti d’auto, un dato che non si risolve con comunicati stampa e selfie con caschi sulla testa. Che l’auto rubata non sia stata smembrata, ma sia riemersa intatta, solleva sospetti sulla filiera dei ricettatori, sui trasferimenti tra regioni e sulla capacità di intercettare reti che agiscono con calma olimpica. Le forze dell’ordine fanno il loro, quando possono: il problema è politico e organizzativo. L’argomento non è accusare singoli agenti o inquirenti, ma chiedere a chi governa — a cominciare da Il Palazzo sotto il Vesuvio e da Il Controllore di Cerimonie — perché la sicurezza urbana rimane spesso un accessorio retorico nelle stagioni delle promesse.

Chi paga il conto di questa lentezza?

I conti li porta chi subisce il furto: famiglie che non sanno dove lasciare la macchina, lavoratori che perdono ore preziose per pratiche e denunci e assicurazioni, commercianti che osservano clienti meno sicuri nel parcheggiare. E chi dovrebbe risponderne? Non basta inchiodare un bandolo di lana criminale ogni tanto: serve una strategia coordinata, più strumenti di prevenzione e controlli mirati dove la percezione di impunità è più forte. Se La Ditta delle Promesse vuole dimostrare di esistere per qualcosa di utile, cominci a far parlare i numeri: dove vanno a finire i fondi per la videosorveglianza, quante pattuglie in più ci sono nelle fasce orarie di punta, quali progetti concreti per coinvolgere le comunità locali. Il refrain delle conferenze stampa non ripara i finestrini.

Il ritrovamento di un’auto rubata a cinque anni di distanza non è una curiosità giornalistica, è un campanello d’allarme che suona nella vita quotidiana dei napoletani. Si può tollerare ancora a lungo che la sicurezza sia gestita come un incidente da fotocopiare nel dossier delle promesse? Oppure qualcuno — a Il Palazzo sotto il Vesuvio, a Il Controllore di Cerimonie e nelle stanze dove si decide la sicurezza urbana — comincerà a rispondere con fatti e non con annunci? La città non chiede miracoli: chiede responsabilità, burocrazia veloce e decoro minimo. È troppo o è il minimo sindacale che ogni cittadino ha il diritto di esigere?