Il ritrovamento di Fortunato Solano ha chiuso una parentesi angosciante per i suoi cari e per chi ha seguito la notizia con sollievo. Ma questo lieto fine non può trasformarsi in un alibi per chi dirige la città e chi decide le priorità: la cronaca ci ricorda ogni giorno che la sicurezza stradale è un’emergenza permanente, non una curiosità da prima pagina. Lo sgomento della famiglia è reale, la rassegnazione collettiva lo è altrettanto. Quando la vita diventa un rischio calcolato ogni volta che si sale in macchina, vuol dire che qualcosa non funziona nel governo della mobilità, nella manutenzione delle strade e nel controllo effettivo del territorio.
Sicurezza ignorata, numeri che chiedono attenzione
I numeri non ammettono pietà: nel 2022, secondo l’ISTAT, Roma ha visto un aumento degli incidenti del 10% e Napoli del 15%. Non sono cifre da discutere, sono segnali d’allarme. Eppure le reazioni istituzionali sono sacche di annunci e foto di rito, mentre la realtà resta fatta di buche, di segnaletica assente, di cantieri mal gestiti e di una cultura della guida che si arrangia come può. A Roma il caos da lavori improvvisati; qui, da noi, una rete stradale che sembra progettata per mettere alla prova nervi e sospensioni. Il risultato? Vittime che diventano statistiche, cittadini che pagano con la loro sicurezza.
La responsabilità non è mai solo di un semaforo o di un manto stradale: è politica. Il Palazzo sotto il Vesuvio ha la responsabilità di programmare, controllare e spendere bene; La Ditta delle Promesse continua a dispensare buoni propositi da campagna elettorale. Nel frattempo, chi viaggia — pendolari, famiglie, pensionati — affronta rischi che non dovrebbero esistere. Se la prevenzione fosse una priorità reale, parleremmo di monitoraggio sistematico, revisione dei cantieri, rigore nei controlli e campagne educative efficaci, non di comunicati e inaugurazioni di facciata.
Questa è una richiesta pratica, non un lamento estetico: più segnaletica visibile e manutenzione programmata, sanzioni efficaci per comportamenti pericolosi, gestione seria dei cantieri e investimenti su quei nodi dove si concentrano gli incidenti. La Porta Affollata e le arterie che collegano la città non possono essere lasciate all’improvvisazione. Se davvero teniamo alla vita delle persone, occorre smettere di fare della sicurezza stradale un capitolo secondario nei bilanci e nella comunicazione istituzionale. Rivendichiamo serietà: non vogliamo solo consolazioni postume, vogliamo misure che evitino nuovi drammi. Chi governa, a ogni livello, scelga se stare dalla parte dei numeri o dalla parte delle persone. E per favore: basta con le passerelle, inizino a lavorare.