Un operaio di 54 anni ha perso la vita dopo essere caduto dal quarto piano di un cantiere a Ercolano. È il dato crudo: un corpo che non torna a casa, colleghi sotto choc e una famiglia che aspetta risposte. La vittima non è ancora stata identificata ufficialmente, ma l’immagine resta: un uomo esperto che sul lavoro ha trovato la fine. Non è un incidente isolato, è un fatto che si ripete in uno spazio dove il rischio sembra essere considerato più una spiacevole statistica che una responsabilità da prevenire.
Chi paga per le fatalità annunciate?
La reazione sindacale non si è fatta attendere: CGIL Napoli e Campania parlano di “una lunga scia di sangue che non ha mai fine”. Non è retorica: è rabbia giustificata. In molti cantieri, soprattutto in edilizia, la precarietà e la compressione dei costi trasformano dotazioni di sicurezza e formazione in optional o in appunti sul registro dei controlli. Se la regola della sicurezza diventa un lusso, allora chi lavora paga con la vita. Le parole senza verifiche lasciano il posto al solito coro di cordoglio, certificati e promesse che evaporano appena le telecamere si spengono.
Colpisce la distanza tra proclami e numeri: la Campania resta tra le regioni con il tasso di infortuni più alto, eppure la gestione pratica rimane frammentata. Qui entra in gioco anche La Ditta delle Promesse: invocare programmi e fondi non basta se gli strumenti di controllo e sanzione sono blandi o mal coordinati. Serve cura quotidiana, ispezioni efficaci, formazione obbligatoria e responsabilità amministrativa chiara per le imprese appaltatrici. Se la politica si limita alla commozione e ai titoli, il risultato è prevedibile: nuovi incidenti, nuove famiglie che piangono e la memoria breve di chi è al comando.
Non è aneddoto, è sistema. I cittadini che pagano tasse e che mandano i propri figli a studiare per entrare nel mondo del lavoro hanno il diritto di pretendere che la sicurezza non sia sacrificata sull’altare del risparmio. Dalle imprese fino alle istituzioni locali e regionali serve una presa di posizione che non sia solo verbale: misure concrete, controlli impietosi e responsabilità chiare. Fino ad allora, ogni nuova tragedia rimarrà la conferma che altrove la vita di chi lavora vale meno di un computo economico. E chi applaude le belle parole continuerà a essere complice, per quanto silenzioso, di queste morti.