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Campi Flegrei, il ritorno che manca: tra sicurezza, fragilità e i campi sportivi come tessuto sociale

Con 4.060 sfollati nei Campi Flegrei e appena 59 famiglie rientrate, la vera sfida non è solo il certificato di agibilità: è ricostruire servizi, reti sociali e spazi — dal campo di calcio alla palestra —…

Campi Flegrei, il ritorno che manca: tra sicurezza, fragilità e i campi sportivi come tessuto sociale

Quattro mila sessanta sfollati nei Campi Flegrei, e solo 59 famiglie rientrate: la città non torna a casa, ma prova a immaginare come farlo senza correre rischi.

Il dato netta della fase post-evacuazione mette in luce una dualità pratica e simbolica. Sul piano pratico, il rientro di una manciata di nuclei mette sotto pressione procedure amministrative e logistiche: sopralluoghi tecnici, certificati di agibilità, ripristino di utenze e viabilità, e la necessità di percorsi chiari per chi ambisce a tornare. Sul piano sociale, il problema è più profondo: migliaia di persone vivono ancora un’interruzione delle routine quotidiane — scuola, lavoro, rapporti di vicinato — che non si risolve con un semplice nulla osta.

Per i quartieri dei Campi Flegrei, dove lo sport è uno degli assi di coesione comunitaria, le conseguenze si sentono subito. Le società dilettantistiche e le oratori, che fanno da palestra per i più giovani e da centro di socialità per le famiglie, rischiano di vedere sfumare iscrizioni, sponsor locali e relazioni. Lo sport può però trasformarsi da problema a soluzione: riaprire in sicurezza palestre e campetti — dopo controlli strutturali e certificazioni — significa offrire luoghi per il sostegno psicologico, per attività extracurricolari e per ricostruire un senso di normalità. È una strategia che richiede investimenti mirati e pianificati, non improvvisazioni.

La gestione dei flussi di rientro dovrà essere coordinata: Prefettura, Comune, Protezione Civile e ASL devono tradurre i criteri tecnici in procedure semplici e pubbliche, per evitare conflitti e aspettative disattese. Serviranno anche interventi sul breve periodo — alloggi temporanei adeguati, trasporti per chi lavora fuori zona, supporto psicologico — e sul medio-lungo: piani di manutenzione degli edifici, monitoraggio geofisico accessibile alla popolazione, e fondi per le attività produttive colpite. Senza tutto questo, il ritorno rischia di restare di nicchia, per chi ha reti e risorse migliori.

Infine, non è questione solo tecnica: è politica della città. Il numero esiguo di rientri evidenzia una diffidenza che si colma con trasparenza e praticità. Dare priorità a interventi visibili — pulizia delle strade, riapertura dei campi, scuole funzionanti — può accelerare la fiducia. Per i Campi Flegrei il traguardo non è solo riaprire le abitazioni, ma riaccendere la vita che le circonda; e spesso, il primo passo è un pallone che riprende a rotolare sul campo di casa.

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