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Caro carburante, rischio blackout taxi a Napoli: serve un tavolo regionale

L'aumento del costo del carburante comprime i redditi dei tassisti e mette a rischio la continuità del servizio nelle periferie e per le fasce deboli. Senza un tavolo regionale coordinato, Napoli rischia interruzioni e disagi.

Caro carburante, rischio blackout taxi a Napoli: serve un tavolo regionale

Se il prezzo della benzina continua a volare, a Napoli il taxi rischia di non essere più un servizio garantito, ma un lusso per chi può permetterselo.

Gli allarmi arrivano dagli stessi operatori: federazioni di tassisti, associazioni dei consumatori e gli automobilisti che lavorano su turno hanno chiesto l’istituzione di un tavolo regionale per affrontare l’emergenza carburante. Non è un capriccio da riunione: è la fotografia di una catena che si spezza tra costi in aumento e tariffe non adeguate alla nuova realtà economica.

Il problema è pratico e vicino alla gente. A risentirne non sono solo le corse in centro storico o quelle per i turisti, ma i servizi quotidiani che collegano i quartieri popolari e i poli essenziali: turni notturni verso stazioni e ospedali, corse da e per Fuorigrotta, Vomero e i municipi più periferici. Quando il guadagno netto per corsa si assottiglia, chi lavora con il tassametro è costretto a ridurre orari meno remunerativi o a selezionare le destinazioni, con un impatto sociale evidente su anziani, persone con ridotta mobilità e chi non può permettersi alternative private.

Da qui la tesi: non basta una protesta annunciata o singole misure comunali. Serve una convocazione regionale che metta attorno a un tavolo Regione Campania, Comune di Napoli, Prefettura, sindacati dei tassisti, associazioni dei consumatori e rappresentanti delle cooperative. Un confronto che abbia obiettivi chiari: definire strumenti temporanei di sostegno, valutare meccanismi rapidi di adeguamento delle tariffe o coefficienti chilometrici, individuare soluzioni per mantenere i servizi sociali essenziali e studiare incentivi per la transizione verso mezzi meno dipendenti dai prezzi fossili. Queste non sono formule magiche, ma priorità operative che richiedono dati, regole condivise e risorse mirate.

Il tempo per agire non è teorico. Se le istituzioni aspettano che la situazione si stabilizzi da sola, rischiano un corto circuito con conseguenze concrete sulla mobilità e sull’economia cittadina. Napoli non può permettersi vuoti di servizio nelle ore critiche né un sistema dei trasporti che scarichi il costo della crisi solo sui lavoratori più fragili. Un tavolo regionale può essere il presidio che evita il salto nel buio: non solo per tutelare i tassisti, ma per proteggere la città e chi la vive ogni giorno.

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