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Rissa in carcere: Lavitola aggredito a Rebibbia, indagini in corso sulle dinamiche interne

Attacco in carcere a Lavitola: le ombre di un’intimidazione criminale Un’aggressione avvenuta nel carcere di Rebibbia ha scatenato un nuovo caso giudiziario attorno a Valter Lavitola, fermato per la presunta orchestrazione di un attentato ai danni…

Rissa in carcere: Lavitola aggredito a Rebibbia, indagini in corso sulle dinamiche interne

Attacco in carcere a Lavitola: le ombre di un’intimidazione criminale

Un’aggressione avvenuta nel carcere di Rebibbia ha scatenato un nuovo caso giudiziario attorno a Valter Lavitola, fermato per la presunta orchestrazione di un attentato ai danni del giornalista Sigfrido Ranucci. I fatti sono accaduti il 10 agosto, quando Lavitola è stato oggetto di un attacco durante l’ora d’aria. Portato d’urgenza dal personale sanitario, l’ex editore dell’Avanti non ha riportato ferite gravi, ma le autorità carcerarie hanno avviato un’inchiesta che si preannuncia complessa.

Il clima tensionale all’interno del penitenziario è alimentato da Lavitola e dai suoi presunti complici, detenuti nello stesso istituto. In particolare, Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello e Saverio Mutone, arrestati per il tentativo di intimidazione a Ranucci, si sono rivelati figure chiave in questo intricato affare criminale. Secondo le indagini, sarebbero stati ingaggiati da Clesio Gomez Tavares, ex collaboratore di Lavitola, per attuare il piano di posizionare un ordigno esplosivo davanti alla casa del giornalista.

La tensione tra i detenuti è emersa anche attraverso intercettazioni ambientali, che rivelano sentimenti di rancore e frustrazione verso Lavitola. In queste conversazioni, Mutone ha lamentato la “trasgressione della legge” da parte di Lavitola, suggerendo che il faccendiere stia sfuggendo alla giustizia, mentre lo minacciava esplicitamente riguardo un debito economico mai saldato.

A complicare ulteriormente la posizione di Lavitola ci sono le irregolarità riscontrate nei suoi dispositivi elettronici. L’analisi dell’iPhone ha rivelato anomalie significative, con ripetuti “vuoti” temporali nei messaggi WhatsApp scambiati con Ranucci. Questo suggerisce la possibilità che Lavitola abbia rimosso deliberatamente chat scomode, anche se le possibilità di recupero di tali dati appaiono scarse.

Sul fronte legale, il Tribunale del Riesame ha respinto una richiesta di revisione della custodia cautelare presentata dalla difesa di Lavitola. Secondo il gip Livio Sabatini, non sussistevano i presupposti per una revisione. Pertanto, Lavitola resta in carcere mentre le indagini continuano a dipanarsi, svelando un intricato reticolo di relazioni e potenziali alleanze criminali.

I magistrati, ora, si trovano di fronte a una duplice sfida: chiarire i motivi dell’aggressione subita da Lavitola e comprendere le dinamiche di una supposta alleanza criminale che si configura come un pericoloso tassello di un puzzle ancora all’inizio della sua ricostruzione.

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