Un Consiglio regionale straordinario sul Sarno, come chiesto da Antonio Aliberti, non sarebbe un mero atto simbolico: potrebbe essere la leva per immettere risorse e responsabilità in un quadro condiviso che interessa più amministrazioni dell’area metropolitana, da Meta a Scafati.
La posta in gioco è pratica: bonifiche e regimentazione dell’alveo, ammodernamento degli impianti di depurazione, rifacimento dei collettori e opere di difesa spondale sono interventi che richiedono programmazione e più fonti di finanziamento. Ipotesi concrete che potrebbero emergere in un’assemblea regionale comprendono l’attivazione di risorse regionali dedicate, l’inserimento di progetti nel PNRR e nei programmi europei di coesione, stanziamenti del Ministero della Transizione Ecologica e strumenti misti come accordi di programma Stato-Regione-Comuni o project bond per opere più complesse.
Dal punto di vista operativo, un Consiglio straordinario potrebbe imporre la costituzione di una cabina di regia: la Città metropolitana e l’Autorità di bacino dovrebbero coordinarne esecuzione e controlli, con l’apporto tecnico di Consorzi di bonifica, ARPA Campania e prefetture locali per la gestione delle emergenze. Sarebbe l’occasione per definire cronoprogrammi, procedure semplificate per espropri e cantieri e per stabilire chi pagherà cosa nei singoli tratti, evitando la dispersione di responsabilità che spesso blocca i lavori.
I cantieri ipotizzabili sono il tipo di intervento che la cittadinanza vedrebbe concretamente: pulizia e rinforzo degli argini, opere per la laminazione delle piene, installazione o potenziamento degli impianti di depurazione a servizio dei bacini urbani, e la sostituzione di collettori fognari obsoleti che ancora convogliano scarichi non trattati. Questi lavori avrebbero ricadute immediate sulla viabilità locale, con possibili deviazioni e cantieri prolungati, ma anche effetti positivi sul turismo costiero, sulla pesca e sulla qualità della vita delle aree interessate.
Resta però il nodo delle responsabilità: tra Comuni, Città metropolitana, Regione e soggetti gestori il rischio è che senza un quadro vincolante per gli impegni finanziari e per i tempi i progetti restino sulla carta. Per questo una convocazione regionale dovrebbe tradursi in atti formali – delibere, accordi di programma, impegni triennali di spesa – e in un sistema di monitoraggio pubblico, con aggiornamenti periodici per i cittadini.
Se il Consiglio richiesto da Aliberti si terrà, la vera sfida sarà trasformare la discussione in cantieri visibili e responsabilità chiare: non solo parole e ripetuti sopralluoghi, ma fondi assegnati, piani esecutivi e una governance che tenga insieme Meta, Torre Annunziata, Scafati e gli altri comuni interessati.
