Tra i sentieri del Faito e il campo della Scafatese c’è una sfida concreta per Napoli: decidere come investire su luoghi e passioni per tenere insieme i giovani.
Il rilancio del Faito — che propone cultura, musica e attività per il benessere — ha rilanciato l’idea di un monte come spazio pubblico attivo, capace di ospitare eventi, laboratori e momenti di socialità lontano dal traffico cittadino. È un progetto che parla alla curiosità dei ragazzi: esperienze all’aperto, incontri culturali e forme di aggregazione che non passano necessariamente dallo sport agonistico.
Dall’altro lato c’è il campo: l’annuncio dell’acquisto di Antonio Ferrara da parte della Scafatese ha acceso il tifoso locale e ha ricordato quanto il calcio resti ancora il primo motore di socialità quotidiana per molte comunità. Terne, allenamenti, trasferte e quel rito del sabato che crea appartenenza; per molti adolescenti la squadra di quartiere è la palestra più accessibile di cittadinanza e disciplina condivisa.
Il nodo vero non è scegliere tra cultura e sport, ma riconoscere i limiti di ciascuna proposta. Le iniziative al Faito possono essere episodiche e richiedono investimenti in trasporti e servizi per diventare davvero inclusive; le società sportive offrono continuità ma rischiano di concentrare risorse su pochi segmenti, trascurando percorsi culturali, femminili o di prevenzione. Entrambe le realtà, inoltre, soffrono la frammentazione delle risorse pubbliche e la carenza di progettualità condivise tra Comune, associazioni e operatori locali.
La scommessa utile per Napoli è dunque l’integrazione: finanziare progetti che collegano il monte e il campo, creare convenzioni tra Comune, gestori del Faito e club come la Scafatese per percorsi misti di formazione, sport e benessere. Trasporto dedicato per eventi giovanili, giornate di comunità che alternino allenamenti a laboratori musicali, spazi comuni per counseling e orientamento al lavoro sono interventi praticabili e misurabili. È sul terreno di queste collaborazioni che il denaro pubblico e il volontariato rendono di più.
Se l’obiettivo è trattenere i ragazzi in attività costruttive, allora ha senso non mettere in competizione Faito e Scafatese ma farne gli angoli di uno stesso progetto territoriale: un sistema di offerta quotidiana, accessibile e vario, che dia ai giovani motivo di restare e di costruire legami duraturi nella città e nelle sue periferie.
