Napoli guarda al mare e ai suoi santuari: tra degrado costiero e pellegrinaggi, serve una strategia che coniughi controllo e valorizzazione sostenibile.
È ormai noto che la Campania è in cima alla statistica nazionale per reati contro il mare e le coste. Quella fotografia d’insieme pesa anche sulle aree in cui sorgono chiese, cappelle e luoghi di cura affacciati sul litorale: siti che possono essere risorsa culturale e attrattore turistico, ma che rischiano di subire danni legati a scarichi illegali, abbandono e usi non regolamentati degli spazi pubblici. Il primo nodo da sciogliere è chiaro: senza regole applicate con continuità, ogni progetto di valorizzazione diventa velleitario.
Comune di Napoli e Arcidiocesi hanno avviato iniziative per portare visitatori nei luoghi di culto e cura; è un segnale utile, ma non basta. Occorre un piano che metta in fila competenze e risorse: forze dell’ordine e Capitaneria per il contrasto ai reati marittimi; uffici comunali per la viabilità e la manutenzione; Soprintendenze e diocesi per la conservazione dei beni. Solo un’intesa operativa può trasformare un pellegrinaggio in un’occasione di cura del territorio, e non in un pretesto per illegalità.
La strategia vincente passa da tre assi concreti. Primo, prevenzione ambientale: segnaletica chiara, percorsi pedonali e indicazioni per il corretto conferimento dei rifiuti, insieme a controlli mirati in punti sensibili. Secondo, sicurezza e presidio: attività coordinate tra Questura, Prefettura e Guardia Costiera per contrastare scarichi e ancoraggi abusivi, con protocolli che prevedano interventi rapidi e sanzioni efficaci. Terzo, cura del patrimonio religioso come leva di comunità: aperture programmate delle chiese con visite guidate, piccoli interventi di restauro finanziati anche da bandi comunali e iniziative di cittadinanza attiva promosse dalle parrocchie.
Se Napoli riuscirà a trasformare il binomio mare–luoghi di culto in un progetto condiviso, il vantaggio sarà duplice: più tutela per la costa e più fruibilità culturale per residenti e visitatori. Non si tratta di scegliere tra repressione e promozione, ma di tessere insieme strumenti di controllo, regole chiare e valorizzazione responsabile, con l’obiettivo di restituire al litorale e ai suoi santuari la dignità che meritano.
