Marmotte contro bancomat, due colpi letali tra San Giovanni Rotondo e la terra di nessuno della provincia di Foggia
La notte in cui la terra tremò non fu un sisma, ma la potentissima detonazione delle cosiddette “marmotte”: ordigni rudimentali ma micidiali occultati nelle feritoie degli sportelli automatici. Due assalti in due settimane, identici nel copione, hanno scosso la quiete di un paese della provincia di Foggia e hanno lasciato alle spalle un macero di danaro e paura tra i residenti.
Il primo raid, datato 13 giugno, fu caratterizzato da un’esplosione di violenza inaudita: l’esplosivo si infiò nel bancomat e provocò tali danni da rendere inagibile l’intero stabile che ospita la banca e gli appartamenti contando sul lato logistico della palazzina. Il bottino, secondo la ricostruzione, superò i quindicimila euro. Esattamente a quindici giorni di distanza, il 30 giugno, la stessa dinamica si ripeté: altri circa sei mila euro, e contestualmente furono rubate auto di piccola cilindrata, sradicate e fatte sparire, mentre un rudere divenne base operativa della banda.
Le indagini, condotte dai Carabinieri della Compagnia di San Giovanni Rotondo, hanno messo a fuoco una covo strategico all’interno di un’abitazione abitualmente frequentata dai criminali. È lì che la macchina investigativa si è fermata, consentendo agli uomini dell’Arma di arrestare in flagranza un uomo e di sequestrare attrezzi da scasso e un ordigno pronto all’uso nascosto su un tetto contiguo. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Foggia, ha così ricostruito non solo la mappa del terrore ma anche il modus operandi di un autonomo gruppo capace di agire come una vera unità logistica.
Radiografia di un’associazione criminale: dai botti ai telefoni in cella
In queste ore emergono dettagli significativi sul meccanismo della banda. Le misure cautelari totali ammontano a dieci, di cui sette eseguite proprio nelle ultime ore: tre individui sono stati fermati nel Foggiano, altri quattro nel Leccese, e tre ulteriori provvedimenti sono stati notificati in un filone parallelo condotto dai Carabinieri di Cerignola per colpi risalenti al 2025, con attività tra Foggia, Benevento e Macerata. A quanto risulta dall’ordinanza, una parte dei proventi illeciti veniva destinata a un detenuto ancora dietro le sbarre, con i compagni di squadra che continuavano a mantenere contatti costanti tramite telefoni cellulari clamorosamente clandestini.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la gestione operativa della banda prevedeva una divisione chiara dei compiti e una rete di collegamenti capace di mettere in moto le operazioni in tempi estremamente rapidi. La presenza di un “fortino” fuori dall’abitazione-covo e la logistica parallela hanno permesso di alternare turni di preparazione, azione e fuga, minimizzando i rischi di intercettazioni.
Che cosa resta da chiarire
La vicenda lascia aperti alcuni interrogativi tipici di un’indagine in corso: l’esatta articolazione della rete tra le provincie coinvolte, l’identità di eventuali complici rimasti nascosti, e la piena ricostruzione delle forniture e dei ruoli all’interno della banda. Restano inoltre da accertare i dettagli circa l’uso del denaro rubato e l’effettiva partecipazione di persone detenute al patrimonio dell’organizzazione, nonché le eventuali ramificazioni di questa cellula con altri gruppi criminali operanti sul territorio.
Il quadro attuale, però, dipinge con chiarezza una dinamica coordinata tra azione criminale, sottrazione di contanti e collegamenti tra dentro e fuori le carceri. L’intervento delle forze dell’ordine, la capacità di intercettare dispositivi clandestini e l’indagine della Procura di Foggia indicano una risposta incisiva alle dinamiche di criminalità organizzata che hanno continuato a incubarsi tra i vicoli di piccoli centri e le aree periferiche della regione.
Conseguenze e prossimi passi
La magistratura continua a valutare le posizioni dei soggetti coinvolti e a chiarire i rispettivi ruoli all’interno della gerarchia della banda. Sono in corso ulteriori accertamenti, anche in rapporto alle attività del filone parallelo messo in campo a Cerignola per episodi risalenti al 2025. Gli investigatori hanno altresì annunciato che restano da definire elementi legati alle reti di sostegno logistico e alla spartizione del bottino tra i vari componenti del gruppo.
La notte delle marmotte si è chiusa con l’eco di una realtà criminale capace di coniugare violenza, pianificazione e una chiareva rete di contatti: un monito per l’attenzione continua delle forze dell’ordine, chiamate a dissipare i dubbi su quanto accaduto e a garantire che chi opera al di fuori della legge ne risponda alle sedi opportune.
