Avellino – La Corte di Appello di Napoli ha assolto nel merito un sessantenne avellinese dall’accusa di maltrattamenti in famiglia, sostituendo il precedente proscioglimento per prescrizione. Il verdetto riguarda le condotte riferite al periodo fino al giugno 2014 e chiude una delle parti più delicate del procedimento.
Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la Procura Generale aveva impugnato la sentenza di primo grado e chiesto di riconoscere la responsabilità dell’imputato, ritenendo sufficiente quanto emerso agli atti per contestare i maltrattamenti nei confronti della moglie. Nel primo grado, infatti, l’accusa di stalking era stata rigettata, mentre la maltrattamenti era stata prosciolta per prescrizione; ora la Corte ha riformato tale aspetto, pronunciando l’assoluzione nel merito.
Le contestazioni, secondo l’accusa, si sarebbero protratte fino al giugno 2014. L’imputato avrebbe rivolto pesanti offese alla donna, l’avrebbe accusata di una relazione extraconiugale e le avrebbe sottratto il telefono. Alcuni episodi, sempre riferiti agli atti, si sarebbero svolti alla presenza dei figli minori. A seguito di tali fatti, la donna avrebbe deciso di lasciare la casa con i figli per trovar rifugio dai genitori, in un comune diverso.
La decisione della Corte di Appello assume rilievo anche sul piano della procedura, perché sostituisce una parte della pronuncia di primo grado con una soluzione diversa: dall’iniziale proscioglimento per prescrizione all’assoluzione nel merito. Per comprendere appieno le motivazioni e l’iter logico seguito dai giudici, sarà necessario attendere il deposito delle motivazioni. Quel documento chiarirà, punto per punto, le ragioni della scelta adottata dalla Corte.
Si tratta di un esito che non modifica la cornice di fondo del caso, ma ridisegna l’esito giuridico di una parte delle accuse. Le conclusioni resteranno subordinate all’esame delle motivazioni ufficiali, che probabilmente offriranno una lettura dettagliata delle evidenze ritenute dai giudici non sufficienti a contestare l’assoluzione nel merito. Nel frattempo, l’ordinamento continua a gestire la delicatezza delle denunce di violenza familiare con la stessa cautela che ha contraddistinto questo processo: presunzione di innocenza, distinzione tra indagine e decisione definitiva, e attenzione alle vittime, soprattutto se minori, senza generalizzare sull’intera cornice territoriale.
