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Cronaca

Avellino, al via il processo per minacce e danneggiamenti nel carcere di Bellizzi contro la comandante Perillo

Avellino, al via il processo per minacce e danneggiamenti nel carcere di Bellizzi contro la comandante Perillo

Bellizzi, tensione nell’ufficio di comando: detenuto a processo per minacce, lesioni e danneggiamento

Avellino – È partito davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino il processo a carico di un detenuto accusato di minacce, lesioni e danneggiamento in relazione a una aggressione verificatasi il 12 luglio 2024 nell’ambiente della Polizia Penitenziaria del carcere di Bellizzi. L’accusa mette in luce una notte di forte tensione dentro i locali di servizio, dove contatti serrati tra detenuti e vertici della struttura hanno anticipato l’escalation di violenza.

La ricostruzione della dinamica, affidata alla persona offesa
Secondo la ricostruzione fornita dalla comandante reggente, allora vicecomandante della struttura, Tiziana Perillo, l’imputato insieme a un compagno di cella era entrato con l’obiettivo dichiarato di ottenere un colloquio con i responsabili del carcere. L’obiettivo, come spiegato in aula, era sostenere la richiesta di rientro dell’altro detenuto in Calabria al termine di un permesso concesso per incontrare la partner in Campania. Perillo ha precisato che la competenza per quel tipo di decisione non ricadeva sul suo ufficio, ma l’episodio non ha impedito l’aggirarsi di tensioni nell’ambiente di lavoro. Stando alle informazioni disponibili, l’impostazione della richiesta e il contesto di frustrazione hanno determinato l’escalation successiva. Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, la dinamica si è svolta all’interno dell’ufficio comando, dove la situazione è rapidamente degenerata.

La fase di degrado e l’intervento della sicurezza
Una volta compreso che non sarebbe arrivata alcuna risposta immediata, la situazione è rapidamente degenerata. L’imputato ha cominciato a scagliare oggetti dell’arredo, provocando danni a quanto si trovava nel locale e generando un clima di paura tra chi era presente. Inutili i tentativi della comandante di riportare la calma: l’uomo ha cercato di avvicinarsi fisicamente a Perillo, ma è stato fermato dall’intervento provvidenziale degli operatori della Polizia Penitenziaria presenti in quell’area. Durante i momenti di maggiore tensione, l’imputato avrebbe rivolto pesanti minacce, dichiarando di non temere né la dirigente né l’autorità giudiziaria. L’escalation è stata quindi contenuta grazie all’efficacia dell’intervento di sicurezza interna, che ha impedito conseguenze più gravi.

L’iter giudiziario e le prospettive
Dopo la testimonianza e la ricostruzione dei fatti, il giudice ha aggiornato il calendario del procedimento. La discussione delle parti è fissata per il 4 marzo, quando Procura e difesa presenteranno le rispettive conclusioni e il Tribunale si pronuncerà con la sentenza. L’esito resta nelle mani dell’autorità giudiziaria, che dovrà distinguere tra i fatti accertati e le eventuali contestazioni formulate dall’imputato e dai suoi difensori, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.

Contestualizzazione e lettura degli strumenti investigativi
L’episodio di Bellizzi, inquadrato nel contesto dell’amministrazione penitenziaria campana, induce a riflettere sull’equilibrio tra diritti dei detenuti, necessità di permessi e azioni preventive nelle strutture chiuse. La gestione delle interlocuzioni tra detenuti e vertici della struttura, nonché la percezione di tempestività delle risposte, emergono come elementi chiave per comprendere cosa possa generare tensioni interne. Il processo in corso resta l’occasione per chiarire responsabilità e procedure, senza anticipare esiti giudiziari o attribuzioni di colpe.

Conclusione
L’intera vicenda ribadisce quanto sia delicata la cornice operativa delle scelte interne alle strutture detentive. Da una richiesta di colloquio, passando per una lunga notte di conflitto, fino al verdetto che spetterà al Tribunale, resta centrale la distinzione tra fatti accertati e mere ipotesi. Il caso, nutrita prova della necessità di procedure chiare e di un presidio costante della sicurezza, proseguirà nel dibattimento, con l’attenzione rivolta sia alle condizioni dei presenti sia agli elementi probatori in campo.

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