Fragliasso: non fu uno scioglimento richiesto, ma un appello a dare una svolta reale contro la camorra
Non era un appello allo scioglimento del Comune di Torre Annunziata, bensì un richiamo alla politica affinché reagisse con azioni concrete contro la criminalità organizzata. È quanto sostiene il procuratore capo della città, Nunzio Fragliasso, tornando sulle parole pronunciate lo scorso 5 maggio, durante la cerimonia di demolizione di Palazzo Fienga, storico fortino del clan Gionta, conosciuto anche come Fort Apache. Seppur la cornice sia la stessa, il senso che emerge è diverso: non una richiesta di scioglimento, ma una sollecitazione a cambiare marcia.
A distanza di mesi, quella lettura si è carata addosso a una realtà nuova: lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche e l’insediamento di una Commissione straordinaria che oggi guida l’ente. Fragliasso rimarca che l’obiettivo dell’intervento era spingere gli amministratori a rivolgersi a lui, per capire insieme quale percorso intraprendere per “svoltare” la gestione pubblica, non per chiedere lo scioglimento in senso stretto. E aggiunge che, a suo avviso, molti non hanno colto il senso della sua analisi: si trattava di denunciare contiguità e prassi ancora presenti, non di indicare una via giudiziaria automatica.
La thèse centrale, ora come allora, è una sola: meno convegni, più azioni operative. Fragliasso sottolinea che la battuta d’ordine non riguarda solo la critica puramente teorica, ma si traduce in strumenti concreti per restituire al territorio spazi e opportunità. Tra le misure indicate, l’uso dei beni confiscati alla criminalità organizzata per progetti che riaccendano servizi e occasioni per la collettività, con il contributo di enti come Agrorinasce, impegnato nel riutilizzo dei patrimoni sottratti ai clan.
“Non si tratta di una resa o di una rinuncia”, pare dire il magistrato, ma di una chiamata a tradurre la denuncia in interventi tangibili. In questa cornice, la lotta della camorra non può essere declinata solo in termini di repressione, ma deve trovare terreno fertile in azioni di rigenerazione sociale e urbanistica. Per Fragliasso è indispensabile una terza via che veda lo Stato non solamente snocciolare numeri o proclami, ma aprire cantieri, riattivare processi di riutilizzo dei beni e rafforzare la partecipazione civica.
L’evoluzione recente della situazione, secondo la lettura dell’erogazione giudiziaria, è la dimostrazione che la criminalità organizzata resta presente e attiva sul territorio. A tal proposito, l’arresto di Valentino Gionta Jr., individuato poco tempo fa mentre si nascondeva proprio a Torre Annunziata, viene citato dal procuratore come prova tangibile della continuous presence della camorra nel tessuto locale. L’episodio, osserva Fragliasso, conferma che la minaccia non è scomparsa dall’oggi al domani, ma persiste e richiede uno sforzo costante da parte delle istituzioni e della società civile.
Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, le parole di Fragliasso hanno acceso la discussione su cosa significa davvero “svolta”: non un atto simbolico, ma una direzione politica capace di tradursi in azioni pratiche e misurabili, capaci di interrompere aggregazioni illecite e restituire spazi pubblici alla comunità. In questa chiave, Palazzo Fienga resta un simbolo: non solo un rudere da demolire, ma una pagina di storia da riaprire al confronto tra Stato, cittadini e imprese sane.
In chiusura, l’inquadratura resta la stessa: la camorra non è un problema da risolvere in fretta, ma una sfida lunga, che richiede tempo, volontà e coordinamento tra magistratura, amministrazioni locali e cittadinanza. Fragliasso richiama a una responsabilità condivisa, dove scelte concrete sostituiscano la retorica e dove i beni confiscati trovino finalmente un impiego utile e visibile per la collettività. Una linea che, se perseguita con coerenza, potrebbe segnare una differenza decisiva per Torre Annunziata e per l’intera area campana.
