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Napoli: consulenze di parte contestano l’intervento al Cardarelli; tre medici indagati per omicidio colposo

Napoli: consulenze di parte contestano l’intervento al Cardarelli; tre medici indagati per omicidio colposo

Titolo: Caso Tucci: terza consulenza di parte riapre il dibattito sulle cause del decesso, tre medici indagati

Napoli torna a discutere della morte di Francesca Tucci, la giovane di Afragola deceduta il 2 luglio nel reparto di terapia intensiva del Cardarelli dopo due interventi chirurgici. Nella stessa giornata sono emerse due nuove perizie di parte: una in 55 pagine e l’altra di 126, depositate dai professionisti scelti dalla famiglia, che aggiungono elementi di confronto rispetto alle valutazioni dei consulenti nominati dal pubblico ministero. Inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Mario Canale: al momento, tre medici risultano indagati per l’ipotesi di omicidio colposo. Come noto, la musica del procedimento continua a suonare tra tesi di parte e verifiche ufficiali: restano da definire tempi, meccanismi e responsabilità.

La ricostruzione degli eventi e le tappe cliniche della vicenda definiscono il contesto. Francesca Tucci, 24 anni, originaria di Afragola e portatrice di una patologia congenita dell’apparato digerente, era stata ricoverata per un intervento programmato al Cardarelli il 29 giugno. Le complicanze intervenute hanno reso necessaria una seconda operazione il 1° luglio, ma nel corso della notte tra 1° e 2 luglio la giovane ha perso la vita in terapia intensiva. La famiglia ha presentato denunce e chiesto un approfondimento autonomo, affidando ai propri consulenti una lettura alternativa delle cause. L’ospedale, intanto, aveva avviato un’indagine interna e la cartella clinica è stata sottoposta a sequestro per consentire gli accertamenti autoptici.

La terza consulenza di parte – 55 pagine firmate da Emanuele Capasso, docente di medicina legale all’Università Federico II, e Giuseppe Tufano, esperto di chirurgia dell’apparato digerente – contesta le conclusioni della perizia autoptica disposta dalla Procura. Secondo i due specialisti, emergerebbero profili di imprudenza e imperizia: in particolare, l’indicazione e la scelta dell’intervento sarebbero stati effettuati prematuramente, senza un trattamento conservativo adeguato, su una diagnosi incompleta e senza una valutazione multidisciplinare. Le controdeduzioni, commissionate dalla famiglia Tucci e dai loro legali, sono state consegnate al magistrato titolare del fascicolo.

Nella stessa giornata è stato depositato un secondo elaborato di parte, consistente in 126 pagine, redatto da Nicola Maria Giorgio, medico chirurgo e specialista in medicina legale, e Antonio Mirabella, anch’egli medico chirurg o specializzato in anatomia patologica. Anche questa relazione contesta le conclusioni dei periti di parte della Procura: secondo i due consulenti, emergono significativi profili di colpa professionale e sarebbe possibile, con una condotta clinico-assistenziale conforme alle buone pratiche, evitare l’evoluzione fatale. La discussione verte non solo sul meccanismo della morte, ma anche sulla possibilità che interventi differenti avrebbero potuto mutare l’esito. L’esame di tali elementi rientra ora nelle attività degli inquirenti, che dovranno valutare se esista un nesso causale tra le scelte mediche e l’esito fatale.

Sul piano processuale, la vicenda resta al centro di un confronto tecnico-mafioso tra pareri di parte e conclusioni della magistratura. La prima consulenza della Procura, già oggetto di confronto pubblico, aveva escluso responsabilità professionali dei sanitari, ritenendo corrette l’indicazione chirurgica, l’esecuzione dell’intervento e la gestione delle complicanze. Il quadro della dinamica resta in fase di verifica: i consulenti di parte insistono su aspetti specifici – tempistica, consapevolezza clinica e nesso causale – che, se confermati, potrebbero modificare la lettura complessiva dell’accaduto. Resta fermo che i tre medici indagati non sono da considerarsi colpevoli finché la magistratura non esprimerà una valutazione definitiva.

Il fascicolo continua a muoversi tra nuove analisi, memorie e ipotesi: la giurisprudenza impone prudenza, in attesa di sviluppi che possano chiarire se la sorte di Francesca Tucci sia riconducibile a decisioni cliniche discutibili oppure a un decorso imprevedibile non evitabile. Per ora, la linea resta quella della verifica: tre valutazioni diverse sulla stessa vicenda, con una Procura che mantiene aperta l’indagine e la libertà di chiarire responsabilità e responsabilizzazioni. È un episodio che mette in evidenza come la critica professionale possa coesistere con la prudenza giudiziaria, finché non arriveranno elementi sufficienti per una ricostruzione definitiva.

Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la disputa tra le consulenze di parte e le conclusioni ufficiali continua a tenere banco nel racconto processuale del caso Tucci. Le prossime settimane saranno decisive per capire quale lettura, tra le tre consulenze, possa avvalorare o controdedurre le ipotesi finora formulate e quali passi legali seguiranno per definire le responsabilità.

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