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Cronaca

Nocera Inferiore: GIP ordina collegio medico-legale e nuove indagini sul decesso di Goreto in trombolisi

Nocera Inferiore: GIP ordina collegio medico-legale e nuove indagini sul decesso di Goreto in trombolisi

Una svolta decisiva arriva dall’atto giudiziario: a Nocera Inferiore la magistratura ha riaperto l’inchiesta sulla morte di Eduardo Goreto, 49 anni, avvenuta nel corso di un ricovero all’ospedale Umberto I. Il giudice per le indagini preliminari, Federica Noschese, ha sospeso l’archiviazione e disposto una nuova perizia medico-legale, affidata a un collegio che integri neurologia e neuroradiologia interventistica. È previsto un termine perentorio di sei mesi per completare le nuove indagini e approfondire i punti ritenuti centrali dall’ordinanza.

La vicenda ha origine tra la sera del 9 marzo 2025 e le prime ore del 10 marzo: Goreto, affetto da ipertensione e tachicardia, viene accompagnato al Pronto Soccorso dell’Umberto I di Nocera Inferiore dalla moglie Michelina De Maio e dal cognato. All’esito del triage, avviato con codice rosso e attivazione del percorso Stroke, si evidenzia subito un quadro neurologico severo: disartria marcata, deviazione della rima orale, ptosi palpebrale e ipostenia dell’arto sinistro, con un NIHSS di 7. Le indagini d’urgenza, comprese angio-TC di collo e cranio, segnalano una mancata opacizzazione dell’arteria vertebrale sinistra e una iperdensità parietale sfumata.

Alle 20:45 Goreto è stato sottoposto a trombolisi endovenosa per un quantitativo di 70 mg di farmaco, ma la degenza del paziente è stata accompagnata da ombre pesanti sollevate dai familiari, che hanno contestato la gestione clinica e l’archiviazione proposta dall’avvocato della parte offesa. Secondo quanto emerge dalle carte, Goreto avrebbe trascorso gran parte del ricovero su una barella sistemata in corridoio, sporgente dal letto e con lacune multiple nel monitoraggio. Le annotazioni del diario di reparto mostrerebbero un vuoto temporale significativo tra la mezzanotte e le 06:56 del 10 marzo, periodo in cui non sarebbero stati registrati controlli clinici espressi.

Alle 06:56, infatti, il personale infermieristico allerta urgentemente il neurologo di guardia: il paziente mostra un crollo dei parametri vitali e si avviano le manovre di rianimazione secondo ACLS. Il monitoraggio mostrerebbe un quadro di asistolia, nonostante i tentativi di rianimazione; alle 07:40 è stato constatato il decesso. La diagnosi di uscita parla di arresto cardiocircolatorio in corso di trombosi vertebro-basilare.

Una prima ricostruzione medico-legale ha indicato, senza autopsia, che la morte sia riconducibile a una emorragia provocata dalla trombolisi, un’ipotesi ritenuta dalla Procura come “prevedibile ma non prevenibile” e priva di profili di responsabilità nei confronti del personale sanitario. Una lettura che è stata criticata dal Giudice per le indagini preliminari, Noschese, che ha definito quella perizia “apodittica” e non in grado di offrire una lettura completa della situazione clinica. L’ordinanza richiama la necessità di una valutazione più articolata, affidata a un collegio medico-legale integrato da specialisti in neurologia e neuroradiologia interventistica, per valutare, tra l’altro, se la somministrazione del trombolitico sia avvenuta in tempo utile rispetto agli esiti diagnostici.

Il GIP ha quindi fissato sei ambiti di indagine essenziali: identificare formalmente tutti i sanitari coinvolti dall’ingresso al paziente fino all’esito; ascoltare la moglie e il fratello per ricostruire l’assistenza ricevuta e le condizioni di ricovero; verificare, tramite un collegio di esperti, le linee guida vigenti nel marzo 2025, per capire la correttezza della gestione terapeutica e l’eventuale percorribilità di alternative; stabilire l’ordine temporale tra angio-TC e trombolisi; accertare la presenza o meno di una vera emorragia attribuibile al farmaco; fare luce sul monitoraggio notturno e sulle annotazioni cliniche, per capire se eventuali lacune abbiano inciso sull’esito.

Nel frattempo, la famiglia Goreto ha affidato l’intero iter processuale all’avvocato Rosalia D’Apice, allo scopo di seguire anche la controversia civile. Un’impostazione che mette in evidenza come questa vicenda concilii elementi di medicina d’urgenza, responsabilità professionale e responsabilità giudiziaria, in una cornice geografica ormai nota al territorio campano: Napoli e la sua provincia, ma soprattutto la rete ospedaliera di Nocera Inferiore e l’intero sistema di emergenza locale.

Secondo quanto riportato da cronachedellacampania.it, l’esito degli accertamenti potrà fornire elementi decisivi per definire responsabilità e prospettive future della gestione di casi simili.

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