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Cronaca

Milano, Gip libera Siher nel caso Movimento 17 ottobre: nessun pericolo di fuga né istigazione accertata

Milano, Gip libera Siher nel caso Movimento 17 ottobre: nessun pericolo di fuga né istigazione accertata

Movimento 17 ottobre, il Gip di Milano respinge la custodia cautelare: Siher resta libero mentre le indagini proseguono

Milano – Il Gip di Milano ha respinto la richiesta di custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, 30 anni, indicato dagli inquirenti come ideatore del “Movimento 17 ottobre” nato a margine delle proteste milanesi. L’ordinanza che dispone il rilascio è composta da 37 pagine: Siher resta a piede libero, con gli accertamenti che proseguono senza al momento configurare gravi indizi di colpevolezza. Secondo quanto riportato da www.cronachedellacampania.it, la decisione della Gip ha messo in crisi l’impianto accusatorio finora presentato dalla procura antiterrorismo.

La procura distrettuale antiterrorismo aveva chiesto la custodia cautelare per l’ipotesi di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica e di partecipazione violenta alle manifestazioni pubbliche, collegando tali ipotesi all’attività sui canali social gestiti dall’indagato, tra cui Telegram e Instagram. La difesa, rappresentata dagli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, ha contestato in toto la ricostruzione dei pubblici ministeri e le esigenze cautelari, convinti di non poter giustificare un provvedimento detentivo in questa fase.

Nell’elaborato della Gip, “gli elementi investigativi sinora raccolti” non consentono di ravvisare gravi indizi di colpevolezza a carico di Siher, soprattutto riguardo ai reati contestati di istigazione a delinquere aggravata. La giudice richiama anzitutto l’ampia giurisprudenza sull’istituto dell’istigazione: perché si configuri davvero, occorre che le manifestazioni del pensiero si traducano in comportamenti concretamente idonei a provocare la commissione di reati. In assenza di tale collegamento, la libertà di espressione resta protetta dalla Costituzione.

La perlustrazione dei contenuti digitali rivela, secondo l’ordinanza, che i post e i comunicati non configurano una minaccia di violenza verso le istituzioni. “Nelle comunicazioni pubbliche richiamate l’indagato non prospetta mai il ricorso ad azioni violente né invita a comportamenti cruenti; non risulta neppure che abbia evocato le gravi violenze verificatesi a Milano nelle giornate del 17 e 18 ottobre 2026 come modello di protesta”, si legge nel testo. I toni sono aspri e fortemente critici verso lo Stato, il Governo e i media, ma non si arriva a una prospettiva di atti criminosi concreti.

La Gip sottolinea inoltre che il contenuto editoriale pubblicato dall’indagato il 22 ottobre – un vademecum intitolato Rivoluzione, istruzioni per l’uso, ispirato al tema della primavera araba – non contiene istruzioni per azioni violente né richiami a strumenti offensivi. Tale materiale è stato rinvenuto nel notebook dell’indagato, ma non risulta sia stato pubblicato all’interno della chat accessibile ai migliaia di utenti del gruppo Telegram. L’ordinanza evidenzia, però, che il documento può essere considerato una guida teorica alla mobilitazione, non un accompagnamento operativo verso azioni illegali.

Tra gli elementi esaminati, la Gip mette in evidenza che i messaggi di Siher non indicano una volontà di “agire contro le forze dell’ordine” con violenza. Al contrario, la giurista descrive una volontà di promuovere una protesta informata e “consapevole” e una mobilitazione di piazza finalizzata a sensibilizzare l’opinione pubblica, senza assumere la funzione di coordinamento di attività illegali. Anche sugli aspetti logistici, come i piani di marcia e i presunti strumenti di tutela – inclusi abiti e kit di primo soccorso citati nel “vademecum” – la corte segnala che tali indicazioni non sfociano in un appello a commettere reati.

Sul piano personale, Siher ha negato l’idea di sottrarsi alle indagini: non c’è stato alcun tentativo di fuga apparente. La perquisizione ha evidenziato anche un atteggiamento che non è stato ritenuto da solo indicativo di una volontà di irreperibilità. La difesa aveva contestato anche l’esistenza di una linea di contatto tra Siher e la moglie, iscritta nel registro degli indagati, senza però che emergessero elementi che possano giustificare una misura cautelare.

La decisione del Gip lascia aperti sviluppi investigativi, con esami ancora da svolgere su elementi raccolti e su eventuali nuove prove. L’indagine prosegue per valutare eventuali responsabilità future, mentre la difesa sostiene che si stia delineando una cornice diversa da quella inizialmente attribuita all’indagato. La vicenda resta quindi al centro dell’attenzione sull’equilibrio tra libertà di espressione e rischi di incitamento in contesti di proteste pubbliche.

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