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Sagre e lutti: l’allegria di facciata che insabbia responsabilità pubbliche

Weekend di sagre e balli in provincia mentre la città conta vittime: le feste non devono diventare una coperta per l'inefficienza delle istituzioni. Chi organizza applaude, chi piange cerca risposte.

Di Nina Chirico5 Agosto 2026 - 13:289 minuti fa 2 min di lettura
Sagre e lutti: l’allegria di facciata che insabbia responsabilità pubbliche

Dal 6 al 9 agosto i borghi e i quartieri si animano con sagre, piatti tipici e danze popolari: una tradizione che spesso regge il tessuto sociale dei paesi campani. Eppure, nel mezzo di questo trambusto conviviale esiste una realtà più dura: cronache di violenza e la morte di Martina Carbonaro che hanno scosso famiglie e comunità. Non è un esercizio di stile dire che la festa può dare respiro, ma diventa fastidiosa ipocrisia se il sollievo è solo temporaneo e la politica — dal livello locale a quello regionale — si limita a esprimere cordoglio senza proporre misure concrete. Il Palazzo sotto il Vesuvio non può limitarsi alle foto di rito tra le bancarelle quando la gente pretende sicurezza e servizi.

Festa o palliativo istituzionale?

Secondo Napoli da Vivere gli appuntamenti del weekend sono molti e vari: promuovere cultura e economia locale è legittimo e spesso necessario. Ma quando la pianificazione delle sagre diventa l’unico manifesto dell’azione pubblica, la cosa puzza di palliativo. La Ditta delle Promesse ama stendere bandiere e annunci, Il Controllore di Cerimonie si affida ai protocolli che spesso sono più dichiarazioni che fatti verificabili; intanto la prevenzione sociale, la manutenzione urbana, i servizi di prossimità e l’assistenza alle vittime restano punti deboli. Fare festa non è un reato, ma utilizzare la festa come scusa per rinviare interventi strutturali lo è, almeno dal punto di vista della responsabilità politica e amministrativa.

Le sagre potrebbero essere occasioni diverse: non solo bancarelle e musica, ma assemblee pubbliche, raccolte fondi per chi subisce violenza, sportelli di ascolto e cartine dei servizi territoriali. È tutto lì, non servono rivoluzioni: basta volontà, coordinamento e priorità all’interesse collettivo. Fino a quando si continuerà a misurare l’efficacia di una politica con il numero di panini venduti nelle piazze? Le famiglie, i lavoratori e i cittadini che pagano tasse e subiscono paure meritano più che coriandoli: meritano risposte. E se le sagre fossero il banco di prova per dimostrarlo, sarebbe già qualcosa in più della consueta scenografia festiva.