Tragedia in Sala Operatoria: La Questione del Berlin Heart nel Caso di Domenico Caliendo
L’ultimo aggiornamento sull’inchiesta riguardante la morte di Domenico Caliendo, un bambino di poco meno di due anni e mezzo, pone interrogativi inquietanti sulle decisioni cliniche seguite al fallimento del trapianto del cuore. Una recente superperizia, contenente oltre 600 pagine di analisi, esplora le dinamiche dell’intervento e rivela opportunità mancate che potrebbero aver avuto un impatto cruciale sulla vita del piccolo.
Domenico si trovava nel bel mezzo di una speranza di vita, con un cuore proveniente da Bolzano, quando il 23 dicembre 2025 l’intervento chirurgico, condotto dal cardiochirurgo Guido Oppido e dalla sua collaboratrice Emma Bergonzoni, ha avuto luogo. Tuttavia, secondo i periti, il cuore era gravemente danneggiato a causa delle temperature estreme durante il trasporto, compromettendo le possibilità di successo del trapianto. La superperizia ha evidenziato che, nonostante ciò, la vera questione si colloca nella gestione post-operatoria.
Il documento mette in luce la possibilità che, se Domenico fosse stato sottoposto a perfusione con il Berlin Heart entro 72 ore dopo il fallimento dell’operazione, avrebbe avuto la chance di essere stabilizzato in vista di un secondo trapianto. La mancanza di attuazione di questa strategia di supporto circolatorio è al centro della controversia. Gli esperti sostengono che l’uso del Berlin Heart avrebbe potuto preservare la funzionalità dei suoi organi, consentendo al bambino di restare in condizioni utili per ricevere un nuovo cuore.
La famiglia Caliendo ha accolto le risultanze della perizia con una richiesta di giustizia, lamentando una “catena di errori dall’inizio alla fine”, come ha dichiarato la madre Patrizia Mercolino. La difesa, invece, ha interpretato le conclusioni della perizia come un’assoluzione riguardante le responsabilità chirurgiche. Tuttavia, l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, ha contestato quest’interpretazione, evidenziando la necessità di chiarire perché non siano state esplorate tutte le opzioni terapeutiche disponibili.
L’indagine non si limita quindi all’operato dei medici durante l’intervento, ma si estende al trattamento successivo e alle controversie legate alla documentazione clinica. Secondo la Procura, è emerso che le versioni del verbale operatorio sono state modificate, suscitando sospetti di falso. Questo fronte dell’inchiesta potrebbe avere ripercussioni significative sulle responsabilità legali e penali dei due cardiochirurghi, già sotto inchiesta per omicidio colposo e per modifiche alla documentazione clinica.
In un momento in cui la comunità attende chiarimenti, resta fondamentale la domanda rimasta in sospeso: perché Domenico non fu collegato al Berlin Heart, nonostante l’evidenza di una potenziale via di salvezza? Questo interrogativo rappresenta un punto cruciale su cui si focalizza l’attenzione non solo della famiglia, ma dell’intero processo giudiziario in corso. La verità, encapsulata nelle pagine della perizia, potrebbe ancora riservare sorprese, mentre il 12 e 13 novembre si svolgeranno audizioni decisive per la prosecuzione dell’inchiesta. La nefasta vicenda di Domenico ribadisce l’importanza della trasparenza e della responsabilità in ambito medico, una lezione che, speriamo, non verrà dimenticata.
