Napolive
Cronaca

Perizia contestata: l’accusa di omicidio volontario nei confronti di Domenico Caliendo accende il dibattito sulla terapia salvavita.

Perizia contestata: l’accusa di omicidio volontario nei confronti di Domenico Caliendo accende il dibattito sulla terapia salvavita.

Morte di Domenico Caliendo: scontro tra accusa e difesa sui referti peritali

Un nuovo capitolo si apre nell’inchiesta sulla tragica morte di Domenico Caliendo, il bambino deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo cinquantanove giorni dal trapianto di cuore. Le conclusioni presentate durante l’incidente probatorio, voluto dal gip Mariano Sorrentino, hanno acceso una violenta polemica tra le parti coinvolte.

Al centro della controversia vi è la scelta di non utilizzare un supporto meccanico ventricolare avanzato, il cosiddetto “Berlin Heart”, che, secondo l’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, avrebbe potuto salvare il piccolo. «Le perizie spostano il focus dall’intervento chirurgico iniziale alle decisioni prese successivamente,» ha affermato Petruzzi. La famiglia ritiene che, se fosse stata valutata correttamente l’opzione del supporto meccanico, Domenico avrebbe avuto il 70% di possibilità di sopravvivenza dopo l’operazione.

La gravità della situazione è ulteriormente sottolineata dal legale, che parla di un presunto omicidio volontario con dolo eventuale. «Non si tratta più di errori, ma di un sistema che ha fallito nel salvare una vita,» ha dichiarato l’avvocato, esprimendo indignazione riguardo alla negligenza professionale.

Dall’altro lato, la difesa del cardiochirurgo Guido Oppido, rappresentata dagli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, propone una narrazione completamente differente. Secondo loro, la perizia ha minato le accuse, dimostrando che l’espianto del cuore precedentemente compromesso era legittimamente avviabile. “Non vi è alcun profilo di censura sulle scelte chirurgiche,” ha puntualizzato l’avvocato Manes, evidenziando anche come non vi siano elementi di colpa relativi all’intervento del 23 dicembre.

In questo contesto, si susseguono le dichiarazioni anche riguardo alla posizione di Emma Bergonzoni, assistente chirurgica durante l’operazione. L’avvocato Vincenzo Maiello ha espresso una valutazione positiva sul ruolo della dottoressa, indicando che non ha avuto responsabilità nel decorso post-operatorio e auspicando per lei un’archiviazione delle accuse in tempi rapidi. «Speriamo che l’ufficio di procura proceda per un’archiviazione definitiva,» ha concluso Maiello.

Le divergenze tra le due parti non solo riflettono una battaglia legale, ma anche un forte stress emotivo e una ricerca di giustizia per una famiglia colpita da una tragedia inaccettabile. Le indagini sono ora al vaglio delle autorità, che dovranno stabilire responsabilità e colpevolezza in un caso che, a distanza di tempo, continua a sollevare interrogativi e angoscia.

Aggiornamenti

Ultime notizie

Tutte le notizie →