La proposta della madre di ‘Giogiò’ di trasformare Piazzale Tecchio in Piazzale Giovanbattista Cutolo ha infiammato il dibattito cittadino: a Napoli si riapre la partita su chi merita la toponomastica pubblica.
Non è solo questione di un nome su una targhetta: le intitolazioni sono l’espressione materiale di una memoria condivisa e per questo attraversano affetti familiari, platee politiche e sensibilità pubbliche. Proceduralmente, la palla passa agli uffici comunali, alla Commissione toponomastica e infine al Consiglio comunale, soggetti chiamati a valutare meriti pubblici, documentazione e l’impatto simbolico prima di ogni delibera. Ma il vero nodo resta morale e simbolico: che cosa vuol dire onorare oggi una persona il cui ricordo divide?
La proposta arrivata dalla famiglia tocca in profondità la città perché mette fianco a fianco il legittimo dolore privato e l’interesse collettivo alla decenza civile. A Napoli, dove i nomi nelle strade raccontano la storia di partigiani, amministratori, artisti e talvolta figure controverse, ogni nuova intitolazione apre parentesi di confronto vivace. Qui non si tratta di censurare il ricordo, ma di stabilire criteri pubblici: rilevanza storica documentata, attinenza con il territorio, e l’assenza di elementi che possano offendere la sensibilità delle vittime o turbare il tessuto civile.
Il dibattito si sta svolgendo anche fuori dalle istituzioni: nei quartieri, sui social e tra gruppi civici che chiedono trasparenza e partecipazione. Qualcuno invoca rispetto per la famiglia; altri sottolineano che lo spazio pubblico non è una proprietà privata della commemorazione. Le amministrazioni locali hanno il dovere di mediare, facendo prevalere procedure chiare e consultazioni pubbliche sulle reazioni emotive del momento.
La posta in gioco va oltre una targhetta: è la qualità della memoria civica. Se la città non stabilisce regole condivise per intitolazioni e rimozioni rischia di consegnare il paesaggio urbano a un’arbitrarietà che alimenta conflitti più che ricomporli. Napoli è chiamata a decidere non solo se cambiare un nome, ma come regolarsi quando memoria privata e interesse pubblico si scontrano. La scelta dirà molto sulla capacità della città di trasformare il ricordo in patrimonio collettivo senza rinunciare al rispetto delle vittime e alla dignità dello spazio pubblico.
