Non bastano proclami né retorica: l’omicidio di Raffaele Afeltra a Pimonte chiama i comuni dei Lattari a una strategia anti‑mafia concreta e coordinata. Quel colpo — oltre al dolore umano — è un campanello d’allarme della capacità d’infiltrazione criminale in un territorio dove lo Stato spesso arriva in ritardo e a singhiozzo.
La prima verità da rimarcare è semplice e scomoda: la repressione da sola non toglie radici a fenomeni che crescono sull’abbandono sociale. Ma senza repressione mirata non si respinge il cartello criminale che sfrutta appalti, racket e territori isolati. È quindi urgente mettere ordine nelle priorità operative: un tavolo permanente tra Prefettura, Questura, Comandi provinciali dell’Arma e Guardia di Finanza, con la Procura centrale informata in tempo reale, per tradurre i rilievi investigativi in interventi sul campo coordinati.
Accanto a questo, servono passi amministrativi rapidi e trasparenti. I piccoli comuni dei Lattari soffrono di fragilità amministrativa: gare sotto soglia, affidamenti diretti, scarso controllo dei bilanci aprono spazi che la criminalità può sfruttare. Le prefetture devono imporre revisori esterni per le amministrazioni con segnali di rischio, applicare sistemi di tracciamento degli appalti e rendere pubbliche le verifiche anti‑corruzione. La trasparenza è deterrente: meno opacità significa meno terreno fertile per forze che comprano consenso con servizi e denaro.
La prevenzione sociale non è un optional retorico: è l’arma più efficace sul lungo periodo. Investire in sport e spazi aggregativi nelle vallate dei Lattari ha doppia valenza — contrasto all’isolamento e sottrazione di ragazzi alle sirene criminali. Occorre un piano regionale e comunale per palestre, campetti, doposcuola e formazione professionale che non duri un anno ma sia strutturale. L’esperienza dimostra che squadre di quartiere, allenatori formati anche sul ruolo sociale e percorsi di inserimento lavorativo riducono la domanda di illegalità.
Infine, sicurezza urbana e segnalazione protetta vanno rafforzate. Materiale investigativo più rapido, protezione per chi collabora con le indagini, hotline anonime e campagne di fiducia verso le forze dell’ordine devono diventare prassi quotidiana. I sindaci dei comuni dei Lattari hanno responsabilità civica: non bastano telegrammi di condanna, servono ordini del giorno che vincolino risorse, procedure chiare e collaborazione costante con Prefettura e forze dell’ordine.
Chi abita sui Monti Lattari merita più che slogan: merita una strategia integrata che combini il pugno dello Stato con l’investimento sul futuro dei giovani e la trasparenza degli enti locali. Se la reazione sarà solo emotiva e di facciata, il prossimo agguato sarà solo la cornice di un copione già visto. Il tempo per agire davvero è ora.
